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La paura che non lascia tregua: perché lo stalking è una ferita che va riconosciuta e fermata. La riflessione della dottoressa Mariastella Giorlandino e della Fondazione Artemisia ETS | Collector
La paura che non lascia tregua: perché lo stalking è una ferita che va riconosciuta e fermata. La riflessione della dottoressa Mariastella Giorlandino e della Fondazione Artemisia ETS
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La paura che non lascia tregua: perché lo stalking è una ferita che va riconosciuta e fermata. La riflessione della dottoressa Mariastella Giorlandino e della Fondazione Artemisia ETS

Lo stalking continua a rappresentare una delle forme più insidiose di violenza psicologica e relazionale, capace di compromettere profondamente la serenità, la libertà personale e la sicurezza delle vittime. Un fenomeno che, nonostante il riconoscimento giuridico e i progressi compiuti negli ultimi anni, richiede ancora un forte impegno sul piano della prevenzione, dell'informazione e del sostegno alle persone coinvolte. Su questo tema interviene la dottoressa Mariastella Giorlandino, presidente della Fondazione Artemisia ETS, che richiama l'attenzione sulla necessità di riconoscere tempestivamente i segnali degli atti persecutori e di accompagnare le vittime lungo un percorso di tutela e protezione. «Lo stalking non è semplicemente un insieme di comportamenti indesiderati, ma una vera e propria aggressione alla libertà individuale», sottolinea Giorlandino. «La reiterazione di telefonate, messaggi, pedinamenti, controlli ossessivi o tentativi continui di contatto può generare nella vittima uno stato di ansia costante, paura e vulnerabilità che incide profondamente sulla qualità della vita». La normativa italiana, attraverso l'articolo 612-bis del Codice Penale, definisce come atti persecutori quelle condotte reiterate che provocano nella persona offesa un perdurante e grave stato di ansia o di paura, un fondato timore per la propria incolumità o quella dei propri familiari, oppure la costringono a modificare le proprie abitudini di vita. Un riconoscimento legislativo fondamentale che ha consentito di affrontare in maniera più efficace comportamenti che in passato venivano ricondotti a fattispecie meno gravi, spesso incapaci di garantire una tutela adeguata. Secondo la Fondazione Artemisia ETS, uno degli aspetti più complessi del fenomeno riguarda proprio la sua natura mutevole. Non esiste infatti un elenco rigido di comportamenti che possano essere automaticamente classificati come stalking: anche gesti apparentemente innocui possono assumere carattere persecutorio quando vengono ripetuti nel tempo contro la volontà della persona destinataria e producono effetti di disagio, intimidazione o paura. Per questo motivo la prevenzione passa innanzitutto attraverso la consapevolezza. «È fondamentale che le vittime non sottovalutino i primi segnali e non restino sole», evidenzia la presidente della Fondazione. «Chiedere aiuto, rivolgersi alle Forze dell'Ordine, ai professionisti e alle strutture specializzate può fare la differenza nella gestione del rischio e nella protezione della persona». Un elemento centrale è inoltre la raccolta delle prove. Conservare messaggi, e-mail, lettere, registrazioni di telefonate, annotare date, orari, luoghi degli episodi e documentare eventuali tentativi di avvicinamento rappresenta un supporto importante sia per l'attività investigativa sia per la valutazione del livello di rischio. Informazioni che consentono agli operatori di ricostruire il quadro complessivo della situazione e individuare le misure più adeguate per garantire la sicurezza della vittima. La Fondazione Artemisia ETS ribadisce infine l'importanza di un approccio multidisciplinare che coinvolga professionisti della salute, esperti legali, psicologi e istituzioni. La lotta allo stalking non può infatti limitarsi all'intervento repressivo, ma deve comprendere percorsi di assistenza, ascolto e accompagnamento capaci di restituire serenità e autonomia alle persone colpite. «Contrastare gli atti persecutori significa difendere il diritto di ogni individuo a vivere libero dalla paura», conclude Mariastella Giorlandino. «Solo attraverso informazione, prevenzione e sostegno concreto possiamo costruire una cultura del rispetto e della tutela della persona». Nessuna vittima deve affrontare da sola il peso dello stalking e della violenza. La Fondazione Artemisia, attraverso il proprio team multidisciplinare composto da professionisti dell'area legale, psicologica e socio-sanitaria, offre ascolto, orientamento e supporto alle persone più fragili. È possibile chiedere aiuto contattando il Numero Verde 800 967 510, attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, oppure consultando il sito della Fondazione Artemisia per ricevere informazioni e assistenza.»

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