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Kimi, un campione alla Sinner
Quotidiano Libero

Kimi, un campione alla Sinner

Come ha vinto Kimi Antonelli il suo quinto gran premio consecutivo di Formula 1 sulla magica e surreale pista di Monte Carlo? Facile, alla Sinner. Dominando con il sorriso, trionfando con classe ed eleganza, evidenziando una maturità che, a 19 anni, neppure il grande Jannik possedeva, e poi mostrando al mondo che è bello vincere essendo italiani, vestendo il tricolore sul podio e strizzando l’occhio al mondo. Perché sono tante e, soprattutto, lineari le linee che uniscono questi due fenomeni del nostro sport, moderne icone della nouvelle Vogue delle domeniche vissute in modo fremente davanti ai teleschermi. I nuovi simboli dei nostri pomeriggi ormai privi degli eroi del pallone all’alba di un mondiale calcistico che vede l’Italia ironicamente assente. Kimi come Jannik, lo stesso modo di vincere da fenomeno a fenomeno, e proprio nelle stradine del Principato dove il numero 1 del pianeta tennistico vive. I due sono amici, si sa: Sinner adora la Formula 1 e già mesi fa, quando vinse il torneo di Indian Wells , lo dedicò a Kimi che nelle stesse ore aveva trionfato nel gran premio di Shangai. Antonelli rappresenta la scommessa vinta da Toto Wolff, il gran capo della Mercedes, e la parallela grande sconfitta della Ferrari che lo respinse e non lo volle alla sua organizzazione quando il papà di Kimi propose il 12enne Kimi, già campione nei kart, a Maranello. Quel matrimonio non s’ebbe da fare e Toto Wolff ne approfittò con furbizia e intelligenza. A Maranello, dove ieri hanno registrato l’ennesima baruffa interna con Leclerc stavolta nelle vesti di grande accusatore, ancora si mangiano le mani. Infine c’è il Kimi privato, il ragazzino che vive a San Marino e amai videogiochi; che fa vita semplice come molti coetanei anche se la Mercedes gli versa uno stipendio annuo di 4 milioni (un decimo, comunque, di quello che la Ferrari riconosce a Leclerc e ad Hamilton). Milioni raddoppiabili nel 2027. Kimi ama la Virtus Bologna di basket, si diverte a dichiarare guerra alle zanzare («le odio! ») con le apposite racchette elettriche e ogni tanto va a Bologna a trovare amici e compagni di classe dell’istituto Salvemini, laddove si è maturato lo scorso anno. È davvero un bravo ragazzo, nella sua eccellenza è rimasto normale come tanti altri 19enni. E per questo ci torna in mente un suo illustre concittadino, il grande Lucio Dalla quando cantava: «L’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale». Perché Kimi, dal canto suo, è sì eccezionale, ma normalmente eccezionale.

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