Quotidiano Libero
Diciassette anni: ma, almeno questa volta, non c’era nessuno ad aspettare la pronuncia del tribunale di Modena che, negli scorsi giorni, ha dichiarato ufficialmente «eredità vacante» quella di un uomo deceduto in provincia di Reggio Emilia a marzo del 2009. Tempi biblici, d’accordo, però in un certo senso giustificati: metti salti fuori un nipote, un figlio dimenticato, un parente in quota di legittima, a quel punto che si fa? Ché del signore emiliano si sa pochissimo (non si conoscono né il nome né lo status familiare né l’ammontare preciso del patrimonio che ha lasciato, ma poi a chi?; l’unico dettaglio fatto trapelare è che si sia trattato per lo più di materia immobiliare), eppure la sua è una storia mica tanto rara (e destinata a moltiplicarsi nel prossimo futuro). È che non ci pensi, o forse non ci vuoi pensare, procrastini, ti ripeti non-è-ancora-il-momento, magari arrivi a quel punto dell’esistenza in cui ti accorgi che di legami forti non te ne sono rimasti, forse non realizzi che le alternative esistono (sono spiegate nel box qui a fianco): e allora? [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47975409]] Non che valga sempre ciò che è successo a Modena-Reggio Emilia, ogni caso è a sé, ogni successione segue canali propri ed è giusto che vada in questo modo: però qui, ecco, è andata come risolve il codice civile, che alla fine è buonsenso misto a giustizia collettiva. Le case che appartenevano a quest’uomo deceduto senza lasciare eredi adesso passano allo Stato (che, a dirla tutta, le ha temporaneamente gestite per evitare che andassero in malora) perché da un lato se non c’è nessuno che se ne può far carico potrebbero addirittura cadere in uno stato di abbandono (e crear problemi a chi abita nei paraggi) e dall’altro le esigenze pubbliche potrebbero andare a vantaggio di chi davvero ne ha bisogno (aspetto che di per sè è un dato nettamente positivo). Non è un procedimento automatico, ovviamente: non è che basti il funerale di uno scapolo per rimpinguare il catasto del Comune o di un ente locale. Serve quella dichiarazione, quella che la giudice modenese Daniela Di Girolamo ha firmato giusto ora, quasi due decenni dopo in modo da dar la possibilità a chi si ritenesse in diritto di farsi avanti, per sbloccare la giacenza dell’eredità in vista appunto di una «intervenuta prescrizione del diritto ad accettarla da parte di tutti i chiamati», e allora sì, sul serio, una volta revocato il curatore che stava seguendo la pratica, adesso viene stabilito «l’acquisto automatico allo Stato dei beni» del signore che si è spento per sempre quando al governo c’era Berlusconi e in Vaticano Ratzinger. Lo dicono gli articoli 528 e 586 del codice civile (è tutto normato, è tutto segnato, è tutto perfettamente lecito): in mancanza di un testamento, se non ci sono eredi entro il sesto grado, subentra l’agenzia del demanio. Ed è così che la faccenda si allarga, perché l’eredità modenese è una cartina di tornasole dell’era moderna, nella quale viviamo sempre di più (per fortuna), facciamo sempre meno figli (per sfortuna) e campiamo pure sempre più soli (che magari per qualcuno è un bene ma per la collettività non lo è di certo). La fondazione Cariplo, che a fine dell’anno scorso ha provato a fotografare il fenomeno con una ricerca affidata all’Evaluation lab della fondazione Giordano dell’Amore, assicura che già ora i patrimoni di chi muore senza un erede in grado di subentragli valgono, in tutto, circa otto miliardi di euro (che proprio bruscolini non sono: sono, semmai, all’incirca quanto la legge di bilancio ha stanziato in più per la Sanità solo quest’anno), ma saliranno a quota 20,8 miliardi di euro tra soli quattro anni e raggiungeranno la cifra impressionante di 88,1 miliardi di euro entro il 2040 ( 88 miliardi di euro , in termini di manovre, sono quattro finanziarie messe una sull’altra: giusto per essere chiari). [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48031007]] Tra l’altro solo il 12% degli italiani (quindi poco più di uno su dieci, chi l’avrebbe mai detto?) ha nel cassetto del comò un testamento firmato o autenticato da un notaio, una percentuale che (per ovvi motivi) sale nella fascia degli ultra 70enni e (per ragioni non altrettanto scontate) è assai più cospicua tra le donne che tra gli uomini. Non esiste nemmeno un censimento ufficiale del numero degli immobili o dei beni vacanti che, attualmente, sono in gestione alle autorità pubbliche (per risolvere questo problema, nel 2022, è stata prevista la creazione di un sistema telematico nazionale).
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