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Una figura con un cappellino indossato con la visiera all’indietro, una t-shirt con una scritta sulle spalle e un fagotto bianco nella mano sinistra. Tutto ruota attorno a quest’ombra misteriosa, che il 3 ottobre avrebbe incrociato Pierina Paganelli mentre rientrava dalla riunione di preghiera dei Testimoni di Geova. Prima si vedono le luci di quella che si ritiene essere l’auto della vittima. Poi l’ombra si avvicina alla rampa del garage e sembra controllare che la vettura della settantottenne sia effettivamente entrata. La Procura di Rimini ha sostenuto che si trattasse di Louis Dassilva, il 34enne senegalese oggi assolto dalla Corte d’Assise per non aver commesso il fatto. Secondo gli investigatori, carnagione, corporatura e deambulazione — con retroflessione della spalla e del braccio destro — sarebbero state compatibili con quelle di Dassilva. Gli stessi periti nominati dal gip, però, avevano escluso, sulla base dell’altezza, che il soggetto inquadrato potesse essere Dassilva, più alto del cosiddetto «ignoto 1».
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