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Famiglia nel bosco, ora tutti gli psichiatri sono d'accordo: i bimbi possono tornare dai genitori | Collector
Famiglia nel bosco, ora tutti gli psichiatri sono d'accordo: i bimbi possono tornare dai genitori

Famiglia nel bosco, ora tutti gli psichiatri sono d'accordo: i bimbi possono tornare dai genitori

I bambini della famiglia nel bosco sono “immaturi e poco educati”, ma è opportuno che “ritornino dai genitori”. È quanto si legge nella relazione di circa cinquanta pagine firmata dalla psichiatra Simona Ceccoli, nominata dal Tribunale per i Minorenni dell'Aquila nell'ambito del procedimento che coinvolge la coppia anglo-australiana formata da Catherine Birmingham e Nathan Trevallon. Nella consulenza l'esperta evidenzia come lo stile educativo dei genitori abbia inciso su "salute, istruzione e socializzazione" dei bambini, con ripercussioni sul loro sviluppo "psico-emotivo e cognitivo". Secondo Ceccoli, infatti, i tre fratellini presenterebbero "carenze nell'attenzione, nelle funzioni esecutive, nelle abilità visuo-spaziali e prassiche e nell'apprendimento", fino a un "quadro importante di immaturità neuropsicologica", caratterizzato da rigidità del pensiero e ridotta capacità di contatto con la realtà. Tali difficoltà non sarebbero riconducibili a eventi recenti, bensì a una prolungata carenza di stimoli adeguati sul piano relazionale, sociale e scolastico. Particolarmente critica anche la valutazione sulla comunicazione materna, nella quale l'esperta rileva "tratti confusionali" e modalità espressive capaci di produrre nell'interlocutore "una condizione di confusione interiore". Un elemento che, secondo la ctu, potrebbe aver inciso sulle difficoltà cognitive ed emotive dei figli. Le conclusioni dell'esperta La relazione ricostruisce le condizioni dei bambini al momento dell'ingresso nella struttura protetta, avvenuto nel novembre 2025, parlando di "trascuratezza sotto il profilo igienico-sanitario ed educativo-scolastico", significative carenze nella lettura e nella scrittura e isolamento socio-relazionale. Durante i mesi trascorsi nella comunità di Vasto, invece, i tre fratelli avrebbero mostrato progressi significativi. "Una volta iniziato un percorso scolastico i bambini hanno sviluppato nuove conoscenze e competenze", migliorando nella letto-scrittura e nelle prime operazioni aritmetiche. Nelle conclusioni, tuttavia, la psichiatra esclude che la permanenza dei bambini in istituto rappresenti la soluzione: "Non si intende in alcun modo sostenere l'opportunità di una permanenza in Istituto", scrive Ceccoli, auspicando che "possano realizzarsi quanto prima le condizioni necessarie per il rientro a casa, compatibili con il loro benessere". Sulla base della consulenza e degli altri elementi raccolti nel procedimento, il Tribunale per i minorenni dell'Aquila dovrà ora decidere se confermare o modificare il provvedimento con il quale è stata sospesa la responsabilità genitoriale della coppia anglo-australiana e disposto l'allontanamento dei tre fratellini dalla casa del bosco di Palmoli. Da circa 8 mesi, infatti, i piccoli vivono in una struttura protetta. Il consulente della famiglia "Al di là della qualità scientifica della consulenza - basta considerare la proprietà di linguaggio, l'ostinazione con cui vengono scambiati libri e teorie per evidenze scientifiche e la definizione dei bambini come immaturi senza averli mai visitati - la Ctu Simona Ceccoli, incalzata dalle criticità da noi rilevate e alle quali ha risposto in modo difensivo, è stata costretta ad ammettere che, per il reale benessere dei minori, i genitori devono essere loro restituiti. Ormai non c'è più alcun esperto che metta in dubbio questa necessità". Lo sostiene lo psichiatra Tonino Cantelmi che, insieme alla psicoterapeuta Martina Aiello, ha firmato la consulenza di parte nel procedimento aperto davanti al Tribunale per i Minorenni dell'Aquila sul caso della famiglia Trevallion-Birmingham. Nel documento, lungo oltre 300 pagine, i due consulenti contestano le conclusioni della psichiatra Simona Ceccoli. A loro avviso, la relazione si baserebbe su valutazioni "ipotetiche e probabilistiche", senza adeguati riscontri clinici diretti e fondata su un metodo ritenuto insufficiente. Ieri è arrivata la replica della stessa Ceccoli che, come riferito anche dall'avvocato della famiglia Simone Pillon, auspica "un precoce e positivo ricongiungimento della famiglia, nell'interesse dei minori e del recupero delle relazioni familiari".

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