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Sono andate avanti per tutta la notte a Belfast le proteste anti-immigrazione degenerate in disordini. A scatenare la violenza, il tentato omicidio di un quarantenne per mano di un sudanese di 30 anni che oggi comparirà in tribunale. Auto e case sono state date alle fiamme in alcune zone della città. Un autobus è stato incendiato e tutti i trasporti pubblici sono stati interrotti per precauzione. Durissimo il commento della premier Michelle O'Neill che ha parato di "teppisti" e "delinquenti". Intere famiglie sono state attaccate "fuori dalle loro case" da "codardi disgustosi". Ma sotto accusa c'è l'intera gestione dell'immigrazione che negli ultimi anni è degenerata. Proteste anche a Southampton, in Inghilterra, all'altra estremità del Regno Unito, già teatro di proteste anti-migranti per un altro caso, quello di Henry Nowak, studente universitario accoltellato a morte nel mese di dicembre. L'attacco di Belfast ha suscitato immediate domande sullo status di immigrazione del sospettato, anche da parte di alcuni politici. Gavin Robinson, leader del Partito Unionista Democratico, ha esortato le autorità a frenare "l'immigrazione incontrollata". Il capo della polizia dell'Irlanda del Nord Jon Boutcher ha dichiarato ai giornalisti che il sospettato viveva nel Regno Unito con un visto quinquennale concesso nel settembre 2023. Boutcher ha affermato che si ritiene che il sospettato abbia viaggiato dal Sudan a Parigi e Dublino prima di chiedere asilo a Belfast. Il sospettato non era noto alla polizia nordirlandese, ha aggiunto.
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