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Orban blocca le forniture di gas all'Ucraina: il caso che ha scatenato l'ira ungherese | Collector
Orban blocca le forniture di gas all'Ucraina: il caso che ha scatenato l'ira ungherese
Quotidiano Libero

Orban blocca le forniture di gas all'Ucraina: il caso che ha scatenato l'ira ungherese

Il suo nome significa “amicizia”, un’amicizia che al tempo della sua costruzione, a partire cioè dal 1959, era riservata a una parte sola della Cortina di Ferro: quella orientale. Parliamo dell’oleodotto Druzhba pensato e sviluppato in ambito Comecon – la versione socialista reale della Cee – e costruito per collegare i pozzi petroliferi del Tatarstan russo ai satelliti occidentali dell’Urss come l’allora Cecoslovacchia e la Germania Est, passando dall’Ucraina e dall’Ungheria. Oggi quell’infrastruttura energetica potrebbe essere ribattezzata l’ oleodotto della discordia . Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, i Paesi d’Europa occidentale hanno quasi tutti voltato le spalle all’amicizia: un anno fa, per esempio, la Repubblica Ceca ha deciso di alimentare le proprie raffinerie solo con il greggio in arrivo dall’Oleodotto Transalpino che unisce il porto di Trieste all’Europa centrale. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46832768]] Della partita non è però l’Ungheria di Viktor Orbán , il più filorusso fra i leder della Nato e dell’Ue. In queste ore Budapest ha informato Kiev che limiterà le forniture di gas all’Ucraina finché questa non ripristinerà il flusso di petrolio acquistato dai magiari e pompato dai russi nella pipeline “dell’amicizia”. Spalleggiata dalla Slovacchia del primo ministro Robert Fico , l’Ungheria di Orbán accusa l’Ucraina di Vladimir Zelensky dell'interruzione dell'oleodotto. Da qui la decisione di tagliare il gas a Kiev proprio in una fase in cui l’Ucraina ne ha più bisogno: da mesi l’orso russo attacca sistematicamente l’infrastruttura energetica del Paese invaso, lasciando centinaia di migliaia di ucraini al buio e al freddo in un inverno implacabile. La decisione del primo ministro magiaro è il secondo atto di quella presa dallo stesso “Viktator” giorni fa all’ultimo vertice europeo a Bruxelles, quando ha opposto il veto alla concessione di un prestito Ue da 90 miliardi all’Ucraina già concordato lo scorso dicembre fra i Ventisette. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46805435]] L’uscita ha guadagnato a Orbán l’aperta critica del cancelliere tedesco Friedrich Merz : «È un atto di grave slealtà che avrà conseguenze profonde ben oltre questo episodio». Orbán, al potere dal 2010 e in cerca il 12 aprile di una conferma alle elezioni, da quell’orecchio non ci vuole sentire: «Sosterremo l’Ucraina quando avremo di nuovo il nostro petrolio, che è bloccato da loro», aveva tuonato a Bruxelles. Inascoltato, oggi taglia il gas a Kiev che, dal canto suo protesta la propria innocenza accusando la Russia di aver danneggiato l’oleodotto durante un attacco lo scorso 27 gennaio. Orbán non molla un po’ perché è in campagna elettorale e un po’ perché si è infilato in un cul de sac: sotto la sua guida l’Ungheria si è legata a doppio filo al greggio russo ignorando per scelta consapevole ogni altra fonte di approvvigionamento, a cominciare dall’oleodotto croato Adria che passa dal territorio magiaro.

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