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Ma quali elezioni anticipate, la maggioranza è solida ma deve ritrovare le priorità
IL TEMPO

Ma quali elezioni anticipate, la maggioranza è solida ma deve ritrovare le priorità

Un grande classico della politica italiana: si torna a parlare di elezioni anticipate. Commentatori interessati a chiudere al più presto questa esperienza di governo spingono per un voto a giugno o in autunno. E allora vediamo di essere chiari: l'ipotesi è del tutto irresponsabile e senza senso. La maggioranza dispone di una larga maggioranza parlamentare, trasformare una durissima battuta d'arresto referendaria in una crisi di panico equivale a suicidarsi senza motivo. Invece, occorre ingoiare qualche compressa di Maalox e andare avanti, perché ci sono 15-18 mesi utili, anzi utilissimi. Questo è il tempo per rimettere ordine, non per buttare tutto all'aria. Ecco allora i tre punti su cui Giorgia Meloni dovrebbe concentrarsi subito, senza tentennamenti. Primo: la premier deve decidere entro una settimana se le sta bene l'attuale squadra di governo o se serve un Meloni bis. Niente mezze misure. Nei giorni scorsi sono arrivate le dimissioni di Delmastro, Bartolozzi e le più complicate di Santanchè. Ora Meloni si chiuda con i suoi più stretti collaboratori e scelga. O conferma l'attuale esecutivo con qualche ritocco mirato, o vara un governo nuovo di zecca, con ministri freschi e una struttura di Palazzo Chigi rimodulata. Lo spieghi agli alleati di coalizione, al partito, all'opinione pubblica e al Parlamento. In entrambi i casi. Poi tiri diritto. I sondaggi post-referendum confermano che Fratelli d'Italia tiene intorno al 28-30% e il centrodestra complessivo resta intorno al 45-47%. L'elettorato non è fuggito. Vuole solo vedere una reazione degna di una classe dirigente con i piedi per terra. Secondo: pochi punti qualificanti di agenda, tutti centrati sull'Italia. La riforma della giustizia era sacrosanta, ma ora va archiviata senza drammi. L'ultimo scorcio di legislatura deve concentrarsi su tre-quattro misure nazionali: abbassamento della pressione fiscale sul ceto medio (Irpef e Irap da rivedere entro l'estate), sblocco definitivo delle opere pubbliche (dal Ponte sullo Stretto alle grandi infrastrutture del Sud), misure concrete per il caro-energia (sgravi sulle bollette per famiglie e imprese) e un pacchetto lavoro che premi chi assume under 35 con contratto stabile. Concessioni fisiologiche ma ridotte alla politica estera: Ucraina e Medio Oriente vanno gestite, non devono occupare la maggior parte del tempo del premier. Una rimodulazione visibile dell'agenda di tutto il governo e di Palazzo Chigi è indispensabile. Terzo: la gente vota sui provvedimenti presi (pochi) ma soprattutto per identità e appartenenza (molti). Meloni lo sa meglio di chiunque altro. Per questo deve chiedere uno sforzo preciso a tutti i dirigenti di partito, a ogni livello: una campagna di mobilitazione fisica, digitale e di comunicazione centrata su quello che l'area di destra-centro «è». Non solo su quello che fa. L'identità conta. Sovranità nazionale, merito, famiglia tradizionale, controllo dei confini, lotta alla burocrazia: questi sono i valori che hanno portato il centrodestra al 44% nel 2022. La riforma della giustizia era un tassello, non l'unico. Ora serve una mobilitazione capillare: gazebo in ogni piazza, campagna social mirata, assemblee di sezione, presenza costante sui territori. Esempi? La Lega ha sempre vinto sul Nord grazie a questo radicamento; Fratelli d'Italia ha sfondato nel Centro-Sud proprio perché ha incarnato un'idea di Italia forte e identitaria. Non basta un decreto o una legge di bilancio. Serve far capire che il centrodestra non è un governo di passaggio, ma una visione di Paese. I dati delle europee 2024 e delle regionali 2025 lo confermano: dove c'è presenza fisica e messaggio chiaro, il consenso tiene o cresce. La sconfitta referendaria è un campanello d'allarme, non una sentenza di morte. La maggioranza ha i numeri, il tempo e – se saprà ritrovare lucidità – anche il consenso. Meloni ha sette giorni per scegliere la strada. Poi deve percorrerla fino in fondo, senza guardarsi indietro. L'Italia non ha bisogno di elezioni anticipate. Ha bisogno di un governo che governi. Fino al 2027.

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