Il Foglio
Ma insomma perché continuate a chiamarlo Giuseppi? Il presidente Trump lo sa che si scrive Giuseppe? “Ma che c’entra, certo che lo sa, ma in America si pronuncia Giuseppi e Giuseppi è”. Lost in translation con quel personaggio che è Paolo Zampolli , l’italoamericano più famoso dai tempi dei Soprano, l’inviato speciale per le “global partnership” di Trump. Che di nuovo è a Roma, e di nuovo fa notizia. Ne ha per tutti, per la Nazionale italiana di calcio, dopo la débâcle di martedì: “Bisogna ripartire da zero, cambiare tutto”, dice, in un pit stop nella capitale tra un incontro istituzionale e l’altro, le celebrazioni per i 250 anni dell’indipendenza Usa, e altri viaggi nell’Europa dell’est. Ma qui ha fatto sensazione per il suo pranzetto con Giuseppe Conte, in un ristorante del centro, l’altro giorno. “E’ molto simpatico, l’avevo conosciuto quando era presidente del Consiglio , he’s the real deal”, insomma è un tipo tosto, uno serio, dice dell’Avvocato del popolo Zampollone al telefono. Anche se poi quando non è a tavola Giuseppe o Giuseppi si scaglia contro Trump. Sulla questione Nato, e la base di Sigonella che Crosetto non ha concesso ai caccia americani, in un effetto nostalgia anni Ottanta, Zampolli non si sbottona. “La storia della Nato non l’ho seguita. Le questioni ufficiali le tratta il nostro ottimo ambasciatore a Roma, Tilman Fertitta”. A proposito, a che punto sono i rapporti fra Trump e Giorgia Meloni? “I rapporti con l’Italia sono buoni, sono sempre stati ottimi e come sempre speriamo che migliorino”. “Ma i rapporti tra loro due sono una cosa diretta che non gestisco io”. Certo con Giuseppi… ma come avvocato lo prenderebbe? Zampolli ci pensa un attimo. “Spero di non aver bisogno di avvocati”. A proposito, lei è nei guai per quella storia secondo cui avrebbe cercato di far espellere la sua ex moglie consegnandola al terribile Ice, una storia tipo “Amici miei” meets Quentin Tarantino. “Non era mia moglie, e questa è una storia di estorsione”, la liquida facendosi più serio Zampollone. E invece è lei, in un altro caso, ad aver fatto causa, questa volta a Fedez. “Wait. Ma è Fedez o FedEx?”. Intende lo spedizioniere americano? “Sì, io l’ho registrato sul telefono come FedEx. Infatti avevo cercato online FedEx per sentire la sua musica, non mi è uscito niente”. Ma, Fedez o FedEx, l’ha querelato veramente? “Certo, dice un sacco di falsità su di me. Robe pesanti”. Nello specifico, Fedez su Instagram parlava così di Zampolli: “Definito ‘killer’ negli Epstein files, ora accusato di aver fatto deportare la ex, eppure resta intoccabile – Ma quanto potere ha Paolo Zampolli?”. E nel suo “Pulp Podcast” viene accostato al nome di Epstein. Fedez dice poi che “è quello che in teoria portava, a detta di Fabrizio Corona, le signorine a Trump e ha fatto conoscere Melania a Trump” e che “sarebbe interessante andare ad approfondire che cosa c’è all’interno degli Epstein Files riguardo Zampolli”. Ma l’ha invitata al suo podcast? “Sì, mi ha invitato, ma col cavolo che ci vado. Quello porta una sfiga tremenda , come si dice, bad luck. Ha pure fatto perdere il referendum a Giorgia Meloni”. Ma non dica così. “Sì! Lontano da me! Poi mi dicono che è molto ricco questo Fedez o FedeEx”. Ricco non so, di sicuro ha molto successo, un tempo era anche un riferimento importantissimo della sinistra, come Giuseppe o Giuseppi. “Ma con tutti quei tatuaggi!”. Eh, che ci posso fare io. “Se è così ricco, vuol dire che pagherà. Ha pure messo una mia foto sui social in cui ero ancora grasso e gonfio, ma adesso ho perso molti chili, sono un figurino”. E’ a dieta, ambasciatore? “Sì, con l’Ozempic, adesso mangio solo due fettine per cena”. Ah, bene, anche lei con lo scioglipancia della felicità, come tutti. La prossima volta però la porto io in un posticino. Ha mai sentito parlare di una certa Bisteccheria d’Italia? “No”. Ce la porto io, senza Giuseppe, o Giuseppi, vabbè.
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