Collector
Prima educare. L’abuso di norme sui temi tecnologici è una scorciatoia che non risolve i problemi | Collector
Prima educare. L’abuso di norme sui temi tecnologici è una scorciatoia che non risolve i problemi
Il Foglio

Prima educare. L’abuso di norme sui temi tecnologici è una scorciatoia che non risolve i problemi

La notiziabilità è cosa ben diversa dalla normalità. Seguire la prima ci espone alla trappola emotiva della reattività, valorizzare la seconda ci offre un metodo per affrontare i problemi. Vale nella vita analogica come per quella digitale, soprattutto in giorni segnati da notizie di ragazzi “social” che attentano o vogliono attentare alla vita di insegnanti e compagni e della condanna negli Stati Uniti di Meta e Google a risarcimenti milionari per aver causato dipendenza. Per uscire dalla notiziabilità e cercare la normalità è utile ricordare che da anni ci raccontiamo di essere vittime della tecnologia: prigionieri degli algoritmi, manipolati dai social, sopraffatti dall’intelligenza artificiale. È vero che la sproporzione tra noi, i grandi interessi economici e geopolitici in campo e la potenza della tecnologia è evidente. I rischi e gli effetti – sorveglianza, polarizzazione, dipendenza, manipolazione – sono reali. Eppure, questa narrazione rischia di essere altrettanto pericolosa della realtà che vuole denunciare, perché ci convince che siamo impotenti, che non c’è nulla da fare. Risultato: demoralizzazione, deresponsabilizzazione, moralismo: la colpa è sempre di qualcun altro. È tempo di uscire da questa “zona di sconfort”, come ripeto alle presentazioni del mio libro: “Non è colpa dell'algoritmo! Idee per usare bene la nostra libertà nell'era digitale” (Egea, 2026). Il “potere di noi senza potere” nell'era digitale è molto più grande di quanto si pensi e si può sostituire la rassegnazione con la speranza. Come? La parola chiave è consapevolezza, che è la base per recuperare il buon uso della nostra libertà personale, la tua e la mia. Ci serve una doppia consapevolezza : da un lato sapere i meccanismi di funzionamento di social e intelligenza artificiale generativa e relazionale . Dall'altro, cosa che nessuno dice, dobbiamo imparare come funzioniamo noi, come siamo stati creati e quali sono le nostre caratteristiche fondamentali di esseri umani. Questo significa riscoprire che siamo esseri relazionali e non solamente esseri razionali. Non è un gioco di parole: è l'inizio del cammino per essere consapevoli di come le tecnologie “assecondino” (sfruttino?) queste nostre caratteristiche e quindi essere capaci di utilizzarle al meglio, esercitando in modo consapevole la nostra libertà. Insomma, la sfida della tecnologia ci obbliga a ridefinire la nostra umanità e a capire che il digitale non è un destino ineluttabile: è una partita che giochiamo noi, perché social e intelligenza artificiale per funzionare hanno bisogno di te e di me. Se noi non li accendiamo o non vi accediamo non esistono. Per questo è più utile puntare l'attenzione su ciò che viene rimosso dal dibattito pubblico: il buon uso responsabile della nostra libertà personale, fondato sulla consapevolezza. Infatti oggi più che mai abbiamo bisogno di esseri umani “ricostituiti” e restituiti alla capacità di usare bene la propria, insopprimibile, libertà. Non è solo una questione di leggi o di regole: se fatte bene possono servire – penso al Digital Service Act o alle sperimentazioni europee per certificare l'età anagrafica senza ledere la privacy, in Italia usando l'app IO – ma non risolvono. Occorre il coinvolgimento dei genitori, iniziando dai corsi preparatori al parto e affiancandoli costantemente tramite i pediatri, la scuola, le iniziative fiorite finora. Non siamo all'anno zero. Ci sono da anni attività di educazione al digitale per piccoli e grandi, nate da realtà come Parole O_stili, Fondazione Mondo Digitale, Fondazione Patti Digitali, Programma il futuro, Centro Studi Imparadigitale, Fondazione Carolina. Vi è il prezioso lavoro sul debate promosso da Bruno Mastroianni e da Enrica Sabatini. Vi sono iniziative promosse da aziende telco e anche dalle big tech. Insomma, vi è una via alla normalità che abilita ad abitare social e intelligenza artificiale per utilizzarli a misura di essere umano. Si può fare. Continuiamo, senza cedere alle sirene della notiziabilità.

Go to News Site