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La Nazionale non giocherà i Mondiali? Poco male, di cose da fare ce ne sono | Collector
La Nazionale non giocherà i Mondiali? Poco male, di cose da fare ce ne sono
Il Foglio

La Nazionale non giocherà i Mondiali? Poco male, di cose da fare ce ne sono

Alla fine i calciatori italiani si potranno godere le ferie . Dopo un anno di sforzi incredibili per un calendario pieno di partite tra campionato, Nazionale e coppe europee potranno giustamente riposarsi. Ah no, Bologna e Fiorentina a parte, è da metà marzo che in Europa le squadre italiane non giocano, tutte eliminate . Vabbé, il prossimo anno andrà sicuramente meglio. La pausa estiva li rinfrancherà, torneranno tutti abbronzati e rilassati pronti a una nuova stagione che non può essere che esaltante. Perché ad agosto tutti gli italiani sono convinti che la stagione della loro squadra sarà esaltate. Magnifico ottimismo. E pure i calciofili italiani potranno godersi le ferie, passare un giugno e un luglio sereni. Niente alzatacce per vedersi partite senz'altro perdibili, oppure nottate passate svegli tra una birra e l'altra, chiacchiere senza senso, in attesa della partita della Nazionale. I Mondiali dall'altra parte del mondo, diciamocelo, sono scomodi e fastidiosi, impongono orari ben poco europei. Certo, contro Canada, Svizzera e Qatar, si giocava alle 21, ma poi? E poi che partite sarebbero state Canada-Italia, Svizzera-Italia e Italia-Qatar? Le giocherà la Bosnia, così potremmo tranquillamente dire che un Mondiale a 48 squadre non è davvero un Mondiale, è una sbrodolatura calcistica che impone un numero troppo alto di partite inutili sino ai quarti di finale . Certo, anche che giocare alle 21 non è che fosse un gran orario a dire il vero. Perché impone andar via dalla spiaggia, se si è in spiaggia, ben prima del tramonto e quando sono belli i tramonti in spiaggia... E come si fa ad andare a mangiare fuori se ci sono le partite? La non qualificazione dell'Italia ai Mondiali risolve un sacco di problemi. Anche perché giugno e luglio è tempo di concertoni e quest'anno suonano pure i Foo Fighters (a Milano), i Queens Of The Stone Age / System Of A Down (sempre a Milano), per non parlare del grande ritorno dei Bluvertigo. Al massimo ci sono Irama, Achille Lauro, Tiziano Ferro, Ligabue se piace il genere. E poi a Roma riapre il Circolo degli artisti che era da quando l'Italia ancora giocava i Mondiali che era chiuso. Per non parlare dei numerossimi cinema all'aperto che stanno tornando in numero maggiore a rinfrescare e allietare le nostre serate estive con ottimi film di seconda visione, senz'altro più appassionanti di una partita degli Azzurri. Perché se al cinema ci vanno in pochi, al cinema all'aperto si è tornati ad andare. Saranno le temperature sempre più alte, sarà la voglia di socialità post lookdown , sarà che costano meno. Sarà che forse sono aumentati gli allergici alla polvere e i cinema al chiuso sanno essere polverosi. Insomma, di modi per passare le serate estive ce ne sono a bizzeffe . Gli stessi di tutti gli anni dispari, quelli senza maxi eventi sportivi. Perché lo sport si mette in mostra in quelli pari, o almeno così si crede in Italia, dove se non ci sono calcio o Giochi olimpici sembra che non accada niente. Lo ha anche detto il presidente della Federazione italiana giuoco calcio: "Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici". Senz'altro, il risultato della partita giocata allo Stadion Bilino Polje di Zenica, quella che ha dato alla Bosnia il pass per i Mondiali 2026 e all'Italia la consapevolezza di un altro fallimento nell'unico sport professionistico – "gli altri sono dilettantistici" va ricordato – non dispiace a chi del calcio non è che freghi molto. Tutta gentaglia antipatriottica evidentemente, gentaglia che la politica che ha gridato allo scandalo per la terza qualificazione mondiale fallita di fila, in un'epifania di fine marzo dello stato comatoso del nostro calcio, non può nemmeno prendere in considerazione. Chissà se in un paese, o questo almeno dicono i professoroni di sociologia e psicologia, nel quale in famiglia si parla sempre meno causando quindi un aumento di incomunicabilità e, di conseguenza, problemi comportamentali e psicologici, a qualcuno verrà in mente di tornare a chiacchierare. Forse no. Perché, diceva sempre il presidentissimo Gravina che "il calcio, e in particolar modo la Nazionale, è un grande collante sociale della nazione".

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