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Aiuti a famiglie e imprese, ma selettivi. I consigli di Bankitalia
Il Foglio

Aiuti a famiglie e imprese, ma selettivi. I consigli di Bankitalia

I vertici di Bankitalia sono di nuovo intervenuti sul peggioramento delle prospettive economiche dell’Italia conseguenti alla guerra in Iran . Il messaggio è stato duplice, in una giornata caratterizzata da forte nervosismo dei mercati finanziari che non vedono segnali concreti della fine del conflitto. Da un lato, il governatore Fabio Panetta ha fatto notare che se il paese avesse dovuto affrontare questo choc con una situazione dei conti pubblici peggiore, come quella di qualche anno fa, l’impatto sarebbe stato molto più rilevante. “Finora la buona percezione dei mercati sulla tenuta della finanza pubblica ci ha tenuto al riparo. Questa è una condizione da tenere a mente anche per il futuro”, ha detto Panetta a margine della conferenza annuale del ministero degli Esteri con i delegati finanziari. Dall’altro lato, il neo direttore generale, Paolo Angelini , nell’ambito dello stesso evento alla Farnesina, ha spiegato che la sicurezza economica non si costruisce con la pur necessaria reazione emergenziale agli choc “ma con politiche strutturali in grado di aumentare la resilienza del sistema ”. In questo senso, gli interventi che vanno nella giusta direzione sono quelli che puntano ad attutire gli impatti per le imprese “limitandosi a quelle più colpite dai rincari”. In altre parole, se in seguito alla crisi dovesse emergere la necessità di aiuti alle imprese, l’approccio più giusto da adottare sarebbe quello della selettività . Allo stesso modo, per Angelini, “le misure per le famiglie dovrebbero essere indirizzate ai nuclei più fragili, ad esempio riorganizzando i buoni sociali e prevedendo iniziative mirate per la riqualificazione energetica degli immobili”. Insomma, gli interventi dovranno essere messi in atto salvaguardando l’equilibrio del bilancio pubblico . Dalle parole sia di Panetta sia di Angelini emerge la necessità di una nuova presa di coscienza sugli effetti del conflitto in corso in Medio Oriente, che ha bruscamente ribaltato il cauto ottimismo di inizio 2026 e sta spingendo le varie istituzioni economiche ad aggiornare in tempo reale le stime di inflazione e crescita per quest’anno inglobando un peggioramento. Per la Bce, l’inflazione aumenterà al 2,6 per cento nell’area euro nel 2026 (pochi giorni fa l’Eurostat indicava 2,5 per cento), mentre non si è ancora sbilanciata sul grado di deterioramento dell’economia nell’area. Ieri, però, in linea con le nuove previsioni di S&P, la stessa Bce ha avvertito che gli ultimi dati disponibili “sono coerenti con una crescita del pil modesta nel primo trimestre del 2026”. In questo contesto, l’Italia crescerà nel 2026 solo dello 0,4 per cento , secondo le ultime previsioni dell’Ocse alle quali si sono allineate S&P e Prometeia. Quest’ultima, in particolare, nel suo recente outlook, fa notare come il Pnrr rimanga “il principale strumento di stabilizzazione interna con un contributo stimato di 0,3 punti percentuali di crescita per quest’anno”. Secondo la società di ricerche, il sostegno del piano europeo all’Italia “compenserà solo parzialmente l’impatto negativo del calo del potere d’acquisto delle famiglie e della minore domanda estera”. In pratica, senza questo programma di investimenti, la crescita dell’Italia sarebbe completamente ferma . E di fronte agli effetti che sta producendo il conflitto in Iran, soprattutto sul rincaro dei beni energetici, evidenzia Prometeia, “il governo ha risposto con una esenzione limitata e temporanea delle accise sui carburanti, tramite il decreto del 19 marzo”. Una misura che potrebbe non essere sufficiente per controbilanciare l’impoverimento a cui si si rischia di andare incontro e, però, la stessa Prometeia riconosce implicitamente che i margini di manovra sono limitati, quando dice che il percorso di riduzione del deficit da parte del governo “ha subito un rallentamento”. Non è un caso che il direttore generale di Bankitalia, Angelini, abbia esortato alla cautela nelle eventuali misure che verranno messe in campo per arginare lo choc. Insomma, la coperta è come al solito cortissima per l’Italia che, per di più, non si può permettere di compromettere la riconquistata credibilità internazionale e di tornare a rappresentare un focolaio di rischio per l’Europa. Angelini ha spiegato che gli effetti del conflitto in Medio oriente, stanno mettendo in evidenza la vulnerabilità di un modello economico del nostro paese, largamente dipendente da forniture esterne in settori strategici , a partire dal tema della sicurezza energetica già al centro del dibattito dopo l’invasione russa dell’Ucraina. E’ da questo, insomma, che bisognerebbe partire.

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