Il Foglio
Gennaro Gattuso non è più il commissario tecnico della Nazionale italiana. Le dimissioni erano pronte dal giorno dopo la sconfitta ai rigori contro la Bosnia nella finale playoff di qualificazione ai Mondiali 2026, sono state ufficializzate oggi dalla Federazione italiana giuco calcio. Era stato chiamato a giugno del 2025 dopo l'addio di Luciano Spalletti. Era stato scelto non perché fosse il miglior allenatore sulla piazza, non ha mai dimostrato di essere un eccelso allenatore, ma per l'infinito credito che continuano ad avere gli ex vincitori del Mondiale del 2006 che hanno deciso di sedersi su una panchina . Soprattutto, Gattuso era stato scelto perché serviva un defibrillatore alla Nazionale. Lui per determinazione, testa dura e tempra era l'ultima speranza per rianimare una compagine incapace di reagire. Un defibrillatore serve però quando un corpo dà ancora segnali di vita. Non era il caso dell'Italia del pallone, animata più da boria e da paura di fallire di nuovo che da spirito di sacrificio, adattamento e capacità di reagire alle difficoltà. Sarebbe andata allo stesso modo con un altro allenatore in panchina? Chissà. Probabilmente sì. Gattuso lascia la Nazionale dopo otto partite – sei vittorie, un pareggio e una sconfitta –, tanti gol fatti, qualche passaggio a vuoto, la sensazione che poteva andare diversamente. Ha provato a dare la carica, a tirare fuori cattiveria e convinzione nelle proprie capacità ai suoi giocatori. Ce l'ha fatta fino a un certo punto. Forse ha voluto loro troppo bene. Forse sarebbe servita più cattiveria. Forse ha avuto paura di fallire pure lui. Sicuramente non è esente da colpe. Probabilmente in misura minore di calciatori e dirigenti. "Con il dolore nel cuore, non avendo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati, ritengo conclusa la mia esperienza sulla panchina della Nazionale. La maglia Azzurra è il bene più prezioso che esiste nel calcio, per questo è giusto agevolare sin da subito le future valutazioni tecniche", ha dichiarato in un comunicato diffuso dalla Figc. Resta la sensazione che Gennaro Gattuso sulla panchina Azzurra poteva funzionare , perché un bravo commissario tecnico non sempre è un grande allenatore, sono mestieri ben più diversi di quello che si è portati a credere. La voglia di riscatto che aveva quando ha accettato l'offerta della Nazionale non è però riuscito a infonderla anche ai suoi giocatori. Nelle tante analisi fatte sulla crisi del calcio italiano ci si è dimenticati di sottolineare che in campo ci vanno i giocatori e che se la maggior parte di quelli che giocano, giocano a mezzo servizio perché convinti di avere più talento e più bravura degli altri, più che un commissario tecnico serve un buttafuori. Forse è quello che è mancato davvero a Gattuso in questi mesi azzurri, essere un buttafuori.
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