Collector
Dopo Pam Bondi Lee Zeldin potrebbe guidare il ministero della Giustizia | Collector
Dopo Pam Bondi Lee Zeldin potrebbe guidare il ministero della Giustizia
Il Foglio

Dopo Pam Bondi Lee Zeldin potrebbe guidare il ministero della Giustizia

La posizione di Pam Bondi come procuratrice generale degli Stati Uniti era incerta da molto tempo . La gestione ondivaga dei file del processo Epstein , da quella frase avventata sulla lista dei clienti “già sulla mia scrivania” pronunciata nel marzo 2025, diventata poi a inizio luglio l’oggetto di una clamorosa giravolta che negava anche l’esistenza di questo fantomatico elenco, fino alla battaglia congressuale che si è conclusa, grazie a un’inusuale alleanza tra ex trumpiani e democratici, con la diffusione di tutti i documenti relativi, con il nome di Trump a volte maldestramente occultato anche dove ricorreva la forma verbale “don’t”. Non solo questo fiasco ha segnato i 14 mesi in carica dell’ex procuratrice della Florida , ma anche il fatto che è oscillata tra un servilismo sperticato nei confronti del presidente, culminato in risposte incoerenti in diverse audizioni alla Camera dei rappresentanti e nell’incriminazione infondata di diverse figure politiche sgradite alla Casa Bianca, a partire dall’ex direttore dell’Fbi James Comey, licenziato nel 2017 per non essere stato “sufficientemente” fedele. Anche Bondi è incappata nello stesso destino: quello di essere percepita come “inefficiente” per non aver messo in carcere chi la variegata galassia Maga riteneva essere criminali conclamati, a causa di prove immaginarie sventolate sui social network. Infine, il giuramento in carica di diversi procuratori non ancora confermati dal Senato, poi rimossi dai tribunali federali, ennesima figuraccia per compiacere il tycoon. Certo, Bondi non se ne va in silenzio: secondo alcune ricostruzioni avrebbe implorato di mantenere la propria posizione. Senza successo. Lo stile di questo secondo mandato è molto ruffiano nei licenziamenti: Trump ha elogiato la procuratrice uscente, dicendo che ha fatto un lavoro straordinario nel ridurre i delitti al livello minimo dal 1900 e che rimane “una grande patriota e un’amica fedele”. Ora però “andrà a lavorare nel settore privato”. Per lei nemmeno un incarico di consolazione, come assegnato a Kristi Noem, ex segretaria per la Sicurezza nazionale allontanata dopo il disastro di Minneapolis, dove la sua caccia ai migranti illegali si è conclusa con un fiasco. Il suo posto viene preso temporaneamente dal suo vice Todd Blanche , già avvocato personale del presidente, che dà l’idea generale della direzione in cui il presidente vuol portare il dipartimento: sempre più il suo ufficio legale, sempre meno agenzia indipendente. Da tempo sono dimenticate le critiche repubblicane dell’epoca di Joe Biden, quando il timido e imparziale Merrick Garland veniva accusato di usare il dipartimento “come una clava”. Blanche però non può rimanere a lungo e secondo un retroscena pubblicato dal Wall Street Journal, al suo posto dovrebbe andare l’attuale capo dell’Agenzia per la Protezione dell’ambiente, Lee Zeldin : ex deputato repubblicano dello stato di New York, inizialmente moderato, divenuto poi ai tempi del primo impeachment di Trump nel 2019-2020 un suo strenuo difensore. Era rimasto così anche durante la candidatura a governatore di New York del 2022, dove era stato sconfitto per poco meno di dieci punti percentuali, e poi da capo dell’Agenzia ambientale, dove, per usare le sue parole, “ha portato a termine un grande piano di deregulation” per gli standard imposti alle imprese sulle emissioni e sull’inquinamento dei corsi d’acqua. E’ ben noto il suo scetticismo sulle cause e le conseguenze del cambiamento climatico, così come è conosciuta la sua posizione pro-life al 100 per cento. Non deve poi trarre in inganno la sua moderazione a inizio carriera, necessaria per farsi eleggere come repubblicano in uno stato dalle forti venature progressiste come New York, anzi, questo tipo di conversione sulla via di Mar-a-Lago, senza una forte filosofia di fondo conservatrice, lo rende il trumpiano di nuova generazione perfetto. Come il vicepresidente J. D. Vance anche lui, nato nel 1980, è un millennial poco legato alla tradizione reaganiana e bushiana : la sua stella polare è il volere del presidente, come del resto lo era per la sua predecessora Pam Bondi: solo che, come afferma un editoriale del Wall Street Journal, se persevererà nell’incriminare i nemici del presidente con motivazioni risibili, finirà anche lui tra le delusioni presidenziali e verrà scaricato senza tanti complimenti.

Go to News Site