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Da Meloni a Le Pen, dal woke al medio oriente. I danni di Trump
Il Foglio

Da Meloni a Le Pen, dal woke al medio oriente. I danni di Trump

La tragedia del trumpismo può essere declinata attraverso molte sfumature. Non c’è petalo della margherita trumpiana che non presenti un suo elemento di criticità assoluta . Ma la tragedia del trumpismo, negli ultimi tempi, ha assunto un valore speciale per un pezzo di mondo che da Trump sperava di trarre beneficio. E quel mondo, come avrete capito, è quello della destra. Trump, negli ultimi tempi, è divenuto per la destra, soprattutto quella europea, un elemento tragico per questioni prima di tutto politiche, ed è ormai chiaro che la vicinanza al verbo trumpiano produca una certa dose di radioattività. Giorgia Meloni, probabilmente, ha pagato lo scotto delle conseguenze del trumpismo al referendum costituzionale, pur essendo Meloni non una cheerleader del trumpismo come lo può essere Matteo Salvini, e le mosse dissonanti nei confronti di Trump, vedi Sigonella, hanno naturalmente a che fare non solo con il merito dei problemi ma anche con il succo della questione politica: per non perdere consenso, non essere percepito come follower del trumpismo può aiutare. In Germania, l’AfD sta cercando in tutti i modi di costruirsi un profilo di credibilità provando a smarcarsi dall’agenda Trump. In Francia, il partito di Marine Le Pen sta provando a declinare il suo antiamericanismo a tutto spiano, fingendo di non sapere chi sia Donald Trump. In Ungheria, a metà aprile, sapremo se l’effetto Trump, con Viktor Orbán , sarà simile a quello che hanno i Re Mida al contrario, che trasformano nell’opposto dell’oro solo tutto quello che toccano. Ma al netto delle valutazioni di carattere politico, che riguardano la difficoltà della destra europea a farsi percepire come non complementare al trumpismo, c’è un altro aspetto poco indagato che riguarda una tragedia vera che stanno vivendo da mesi tutti coloro che da destra osservano il bullismo trumpiano. La questione, in questo caso, non è di carattere politico ma è, se consentito, di carattere strategico e culturale. E una delle vere tragedie del trumpismo è più o meno questa: essere riuscito a ridicolizzare, o forse sarebbe meglio dire sputtanare, alcune battaglie politiche sane portate avanti negli anni dal pensiero conservatore . Trump, come un perfetto Re Mida al contrario, non trasforma nell’opposto dell’oro tutti gli alleati che tocca, ma fa lo stesso anche con buona parte dei temi che sfiora. Il caso più recente, naturalmente, riguarda l’Iran, la minaccia atomica degli ayatollah, la necessità assoluta di ridurre il perimetro d’azione di un regime islamista che esporta da decenni terrore nel mondo, e se la guerra portata avanti con buone ragioni da Trump dovesse concludersi con una ritirata strategica dell’America, a prescindere dai risultati ottenuti, sarebbe difficile dare torto a chi sostiene che l’intervento americano, pur avendo decapitato il regime degli ayatollah e pur avendo raffreddato le velleità atomiche degli iraniani, ha contribuito a mostrare la capacità di resistenza della Repubblica islamista. Colpire la testa della piovra iraniana è una questione seria, urgente, necessaria, e riuscire a screditare una causa seria con una gestione impulsiva del conflitto rischia di essere un modo come un altro per sputtanare una giusta causa con una condotta tragica . Lo stesso si potrebbe dire per altre sacrosante battaglie che, finite nelle mani di Trump, sono diventate ridicole e l’elenco purtroppo è lungo. La lotta contro il wokismo di sinistra è diventata una lotta per l’affermazione censoria di un wokismo di destra. La lotta contro gli eccessi dell’ambientalismo dogmatico è diventata una lotta per negare ogni problema di natura climatica. La lotta contro la timidezza dei paesi europei nel sostenere finanziariamente la Nato è diventata una lotta contro la stessa Nato. La lotta contro il politicamente corretto delle istituzioni europee è diventata una lotta contro le istituzioni europee. La lotta contro le derive delle Nazioni Unite in medio oriente è diventata una lotta contro ogni forma di presenza nel mondo delle Nazioni Unite, comprese quelle presenze nel mondo che funzionano come l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. La lotta contro le derive degli approcci umanitaristici nel mondo è diventata una lotta anche contro strutture umanitarie preziose come le agenzie statunitensi per lo sviluppo internazionale che si occupano dei rifugiati in Africa e nel Sahel. La lotta contro la presenza di transgender nelle gare sportive femminili è diventata una lotta senza quartiere contro i trans. La lotta contro l’iper regolamentazione dei mercati digitali è diventata una lotta contro qualsiasi forma di regola per i campioni delle Big Tech. La lotta contro le tasse troppo alte è diventata una lotta contro la globalizzazione dove per lotta contro la globalizzazione si intende l’utilizzo dei molto presunti ricavi generati dai dazi per pagare il molto presunto taglio delle tasse. Le tragedie di Trump, in fondo, sono tragedie che nascono dall’applicazione dogmatica della cultura dell’estremismo , che tende a prescindere dalla realtà quando sceglie di abbracciare una causa giusta, e l’approccio trumpiano non è così diverso dall’approccio di alcuni nemici di Trump che negli anni hanno trasformato sacrosante battaglie contro il razzismo, contro la xenofobia, contro il cambiamento climatico in grottesche e illiberali cacce alle streghe. Il trumpismo è una tragedia, per la destra, per quello che genera a livello politico, e la radioattività delle politiche trumpiane è un tema di cui dovranno occuparsi tutti i follower del presidente americano. Ma il trumpismo è prima di tutto una tragedia per le battaglie giuste che rischia di trasformare in battaglie ridicole, come capita a qualunque finto difensore della libertà che usa la lotta contro gli illiberalismi solo per difendere la libertà di essere estremisti.

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