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A chi serve Viktor Orbán
Il Foglio

A chi serve Viktor Orbán

Le elezioni che si terranno il 12 aprile in Ungheria hanno un’importanza fondamentale per l’Ue. Una eventuale vittoria del partito di Viktor Orbán , al potere da 16 anni, significherebbe il prolungamento dell’atteggiamento ostruzionistico svolto finora nei consessi europei, soprattutto sulle materie che richiedono l’unanimità, come la politica estera e di difesa comune. L’ultimo esempio riguarda il pacchetto di aiuti all’Ucraina, per 90 miliardi di euro. Orbán si era dichiarato contrario a una partecipazione al nuovo pacchetto ma non a che gli altri paesi procedessero, a condizione che non ci fossero oneri per l’Ungheria. Tuttavia, per modificare le procedure di bilancio comunitario, al fine di evitare tali oneri, c’è bisogno del voto unanime di tutti i paesi. Al Consiglio europeo del marzo scorso, il primo ministro ungherese ha posto il veto anche a tale cambiamento . Impedendo così agli altri paesi europei di andare avanti. In questi anni l’Ungheria ha posto il veto su molte altre decisioni, tra cui le sanzioni nei confronti della Russia, gli aiuti a favore della Georgia e dell’Armenia e la tassazione minima sulle multinazionali. Le posizioni del governo ungherese hanno ricevuto il plauso dell’amministrazione Trump . In occasione della cerimonia di inaugurazione del Board of Peace , di cui Orbán fa parte, il presidente Trump ha dichiarato pubblicamente che “Viktor Orbán ha il mio totale e completo appoggio per le elezioni. Non tutti in Europa amano questo endorsement, ma va bene così”. Il segretario di stato americano Marco Rubio è stato ancor più esplicito– forse troppo –, affermando in occasione di un recente incontro a Bucarest che “il tuo successo è il nostro successo”. Anche la Cina appoggia da tempo Orbán. Il presidente Xi Jinping ha definito il primo ministro ungherese un “amico di lunga data” al quale è grato “per aver sostenuto con costanza gli interessi fondamentali di Pechino, anche quando sotto pressione da parte di altri partner occidentali”. Non è un caso che l’Ungheria sia il maggior beneficiario di investimenti cinesi , soprattutto nel settore dei veicoli elettrici e in quello delle infrastrutture, in particolare nell’ambito della Belt and Road Initiative. Come mai gli Stati Uniti e la Cina, che sono avversari se non addirittura nemici, sostengono entrambe il primo ministro ungherese in vista delle prossime elezioni? Detto in altro modo: come si fa a essere amici di due paesi che si contrastano apertamente sullo scacchiere mondiale? La risposta più evidente è che, con il suo potere di veto, Orbán rappresenta un argine efficace per contrastare l’integrazione politica dell’Unione europea , e può svolgere il ruolo di grimaldello per scardinarne l’unità. Nell’attuale contesto geopolitico, in cui contano i rapporti di forza, appare del tutto razionale che gli Stati Uniti e la Cina cerchino di evitare che l’Europa si rafforzi e diventi più unita. Per la dimensione del suo mercato, la sua collocazione geografica e le sue istituzioni, l’Europa potrebbe essere alla pari con le altre due potenze. Non è ancora in grado di esserlo perché su molte materie, come la difesa e la politica estera , è frenata dal potere di veto esercitato dai paesi membri. A cominciare da quello ungherese. Non è un caso che quando Trump avanzò le sue rivendicazioni sulla Groenlandia , nel gennaio scorso, Orbán non ebbe remore nel dichiarare che la questione “non è un problema europeo” e che deve essere discussa esclusivamente tra i due paesi. E’ comprensibile che gli Stati Uniti di Trump e la Cina appoggino governi che si oppongono ad una maggiore integrazione europea. Dal punto di vista europeo, i vantaggi sono meno evidenti, in particolare per i cittadini ungheresi. Negli ultimi 3 anni l’economia magiara è cresciuta dello 0,2 per cento, contro il 3 per cento della media dell’Unione europea. Gli investimenti sono calati del 20 per cento, e l’inflazione è stata del 4,5 per cento lo scorso anno. L’emigrazione fuori dal paese è in aumento e la popolazione ungherese è in calo continuo . Nelle classifiche mondiali sulla corruzione l’Ungheria è salita all’82esimo posto, il peggiore dell’Ue. Il paese si trova in fondo alle classifiche europee anche sulla qualità dei servizi sanitari, sulla libertà di stampa e sul rispetto dei diritti civili. L’avvicinamento congiunto a Washington e Pechino non sembra aver portato benefici al popolo ungherese. Per gli altri paesi membri dell’Ue, infine, c’è da chiedersi quali vantaggi possono trarre dall’avere intorno al tavolo chi dice sempre no , impedendo così all’Unione di trattare alla pari con le altre grandi potenze. In altre parole, che interesse c’è ad avere intorno al tavolo chi, in fin dei conti, fa gli interessi degli americani e dei cinesi, e forse anche dei russi, prima di quelli europei?

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