Il Foglio
Ringraziamento per la resistenza dell’agnello . Nei supermercati, dai macellai, nei ristoranti, la presenza del giovane ovino supera ogni mia previsione. Sarà che sono disperatamente spengleriano e che nutro poca fiducia nel futuro della cristianità italiana (chi a Pasqua non mangia agnello non è cristiano), non immaginavo che nel 2026 si sarebbe trovata così tanta carne di agnello . Se non proprio una proibizione legale, ipotizzavo una pressione psicologica tale da farla sparire o quasi. E invece vado all’Esselunga e vedo banconi pieni di agnello e capretto. Vado dal macellaio e mi dice che devo prenotarlo, altrimenti gli altri clienti non mi lasciano nemmeno una costoletta. A Roma l’abbacchio è in ogni menù. In Romagna mi siedo a Casa Spadoni e scopro che la lista dei secondi si apre con il cosciotto di castrato, cotto “alla brace di carpino”. In Toscana, Edoardo Tilli, il cuoco più interessante d’Italia, al Podere Belvedere serve “Cervello brulé e rognone”. Cervello e rognone di agnello, ovviamente. La carne ovina sembra vivere una piccola resurrezione ed è qualcosa di inatteso, controcorrente, strano, come un Dio onnipotente che si identifica con l’animale più debole. Ringrazio per il miracolo di questo agnello pasquale che toglie i vegani dalla scena del mondo.
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