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Sulla Nazionale un’accozzaglia di note stonate
Il Foglio

Sulla Nazionale un’accozzaglia di note stonate

Non so se avete mai ascoltato la musica dodecafonica. È un metodo compositivo in cui viene data priorità a tutte le 12 note della scala cromatica, senza gerarchie armoniche. In sintesi, le note diventano protagoniste a prescindere dalla tonalità. Qualcuno la definisce una specie di tortura, una “musica giustamente brutta”, e questo perché ogni nota sembra suonare fuori da un contesto. L’ascolto di una dodecafonia comporta lo straniamento, anzi la sofferenza . Ho pensato a questa musica fin dal primo istante successivo all’eliminazione dell’Italia dal Mondiale . Tutti hanno parlato subito, a caldo, e avanzato proposte. Ognuna è risultata “stonata” a modo suo, vuoi per il tono (ecco), quell’assertività tipica degli indignati di professione, vuoi per il contenuto . Poi sono passati i giorni e la musica dodecafonica ha continuato a suonare, in modo ancora più stridente. Chi parla di eccesso di stranieri nel nostro campionato dimentica che una limitazione del genere non esiste in nessun paese calcisticamente super qualificato, se non con qualche paletto agli extracomunitari in Inghilterra. Chi parla di Gravina come unico responsabile , ha già preso il primo granchio, visto che Gravina è stato l’espressione di tutto il calcio politico italiano, dai dilettanti fino ai professionisti. I presidenti di Serie A fanno quasi ridere, così schierati contro un sistema a cui partecipano al cento per cento. E sono i primi responsabili di questo sfascio, importando stranieri scadenti, facendo affari con i procuratori, e circondandosi di dirigenti (non tutti per fortuna) che hanno un duplice scopo: scaldare la sedia del capo e spendere soldi senza profitto (se non quello personale, sospetto). Gli stadi sono fatiscenti e inospitali . Non si va a guardare una partita dove ci sono le latrine al posto dei bagni, è una questione di dignità e rispetto delle persone, dei tifosi, di quelli che ci credono oggi e che domani forse non ci crederanno più. Dal punto di vista tecnico, non ho sentito una voce salire da Coverciano, l’università dei nostri allenatori. Gran silenzio da parte di chi in questi anni ha parlato solo di tattica, di fisico, di schemi, di sistemi, trascurando la tecnica, unica vera soluzione per risolvere il problema del gioco. Il fatto è che la rivoluzione non parte dalle regole, ma dagli uomini . Sono gli uomini che cambiano il mondo, e nello specifico del calcio italiano, auspico che ne venga scelto uno fuori dalle logiche politiche ma dentro quelle strettamente manageriali. Una figura che si circondi di uomini altrettanto illuminati, capaci di risolvere le varie problematiche oggi insolute: la tecnica, i maestri dei settori giovanili, la formazione dei nuovi allenatori, gli stadi, i troppi stranieri inutili, le commissioni assurde verso gli agenti, una Serie A con troppe squadre. Esistono uomini così? Qualcuno li trovi, e componga un’orchestra dove il maestro si elevi con la bacchetta in mano, severa, grandiosa e libera. Serve una nuova sinfonia, che questa accozzaglia di note non la vogliamo più.

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