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Quelli del bar sport, insuperabili nel dire ciò che non va fatto
Il Foglio

Quelli del bar sport, insuperabili nel dire ciò che non va fatto

Al direttore - Un’intera generazione di ragazzi non ha potuto vedere, e non vedrà, la Nazionale italiana di calcio giocare un Mondiale. In realtà è anche peggio, quelli che hanno meno di vent’anni non hanno mai visto la Ferrari vincere un mondiale di F1. Però hanno visto un italiano vincere la medaglia d’oro alle Olimpiadi nei 100 metri, un’italiana vincerne una nella ginnastica artistica, la squadra italiana di pallavolo femminile vincerne un’altra, un italiano vincere Wimbledon e, con la squadra, due coppe Davis, hanno visto la squadra italiana di rugby a 15 vincere con Sudafrica, Australia e Inghilterra e quella di baseball, roba recentissima, vincere contro gli Usa. Hanno potuto anche, da piccoli, vedere la coda della carriera di Valentino Rossi e i suoi ultimi mondiali in MotoGP. In F1 no, però hanno potuto assistere alla vittoria di una (anzi tre) vetture Ferrari a Le Mans. Insomma, alla lostgeneration del calcio italiano poteva andare anche peggio e si sono divertiti lo stesso, anche senza pallatonda. E noi post-boomer, che c’eravamo, possiamo finalmente superare il ricordo nostalgico e retorico del Mundial spagnolo, delle notti magiche inseguendo un gol e del cielo sopra Berlino e, con i nostri ragazzi, andare avanti. Forse, chissà, di questo dobbiamo ringraziare Macedonia del Nord, Svezia e Bosnia Erzegovina. Giorgio Franceschi Nel paese in cui i noeuro diventano come d’incanto virologi, non potremmo stupirci se i bar sport finora dedicati al calcio dovessero essere tutti convertiti allo studio e al dibattito di altre meravigliose discipline. La fortuna che abbiamo nella sfortuna di avere una Nazionale di calcio non all’altezza delle nostre aspettative è quella di avere un’infinità di sport in cui possiamo diventare rapidamente campioni del mondo di chiacchiera al bar (tennis compreso). Ma la costante dell’indignazione collettiva nello sport è questa: viviamo in un paese in cui l’opinione pubblica è insuperabile nel dire quel che non va fatto e molto meno nel dire ciò che va fatto. Una modesta proposta. Prima di pensare ai commissari tecnici giusti, ai presidenti giusti, ai dirigenti giusti, forse varrebbe la pena trovare in fretta un bravo manager in grado di rendere il mondo del calcio italiano attrattivo per i capitali. Senza stadi di proprietà non ci sono soldi. Senza soldi non ci sono talenti. Senza talenti non c’è competizione. Senza competizione non c’è attrattività. Dal bar sport è tutto. A voi studio. Al direttore - Nel film “Tutti a casa” (Luigi Comencini, 1960) il sottotenente Alberto Innocenzi (interpretato da un grande Alberto Sordi), nella confusione dell’8 settembre 1943, telefona al comando per avvertire che i tedeschi si erano alleati con gli americani. Pare che nella notte di Sigonella il comandante dei bombardieri Usa a cui era stato negato il permesso di atterrare abbia comunicato al Pentagono che il governo italiano si era alleato con gli ayatollah. Giuliano Cazzola Al direttore - Anche noi sulla gondola, certo! Carla Mosca, Glauca Leoni Al direttore - Spero ci sia ancora un posto in gondola con l’Elefantino e Pigi Battista. Aderisco con entusiasmo nel ricordo indelebile della coraggiosa Biennale del dissenso di Carlo Ripa di Meana . Giulio Massa Al direttore - Aderisco e tra i due spero remi Ferrara. Tommaso Marrocchesi Marzi Al direttore - Un gigante, un sacrificio meraviglioso per tutti noi. Grazie Foglio. Paolo Bologna

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