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Van Aert, Evenepeoel e il Giro delle Fiandre che vorrebbe tornare fiammingo | Collector
Van Aert, Evenepeoel e il Giro delle Fiandre che vorrebbe tornare fiammingo
Il Foglio

Van Aert, Evenepeoel e il Giro delle Fiandre che vorrebbe tornare fiammingo

Qualche giorno fa, sulla strada in pavé che porta all’Oude Kwaremont, penultimo muro del Giro delle Fiandre 2026 ( domenica 5 aprile verrà percorso altre due volte dai corridori prima del passaggio a 16,7 chilometri dall’arrivo di Oudenaarde , nda ), è apparso un telo di cotone bianco con su scritto in nero “Wout pensaci tu, riporta a casa la Ronde”. Pochi metri dopo ne è stato messo un altro giovedì. Recita: “Remco, le Fiandre hanno bisogno di te”. La speranza di chi ha posizionato sul percorso della Ronde quei teli di cotone bianco è che l’attesa non si prolunghi ancora. È dal 2012, da Tom Boonen, che un corridore fiammingo non vince la corsa più importante delle Fiandre, la Ronde , festa di ciclismo e di popolo . L’ultimo belga a riuscirci è stato Philippe Gilbert nel 2017, ma Gilbert, pur essendo ancora amato in tutto il paese, è vallone, quindi non vale. I fiamminghi ci sanno passare sopra a queste sottigliezze campanilistiche e identitarie. Il Giro delle Fiandre vale indipendentemente da chi la corre, senz’altro ben più dei suoi vincitori agli occhi degli appassionati di ciclismo , è una corsa da vedere a bordo strada indipendentemente dalla possibilità che a vincerla sia un corridore nato nelle Fiandre. Però, se domenica fosse Wout van Aert a essere il primo ciclista a superare il traguardo, la Ronde quest’anno, almeno per i fiamminghi, sarebbe ancora più bella. E sarebbe lo stesso se a vincerla fosse Remco Evenepoel. Poteva non esserci a questo Fiandre Remco Evenepoel . Poteva non esserci perché la sua squadra, la Red Bull-Bora-hansgrohe, avrebbe preferito che non lo corresse e puntasse ad altri obbiettivi. Lui però ha deciso di insistere, di far valere le sue voglie . Gli avevano detto che un campione può vincere tutti i Mondiali e i grandi giri che vuole, ma se non provi nemmeno a vincere una Ronde sei un po’ meno campione. E lui, orgoglioso com’è, ha deciso che non poteva non provarci. Si è preparato con ardore e perizia per essere pronto a scoprire l’effetto che fa una bicicletta che diventa una centrifuga una volta che le sue ruote incontrano le pietre del Nord. Dicevano un tempo che non erano per lui certe corse, che non era abbastanza abile a condurre la bicicletta su certe strade. Remco non è tipo da stare ad ascoltare ciò che crede una sciocchezza. È pronto a dimostrare che chi diceva questo si sbagliava, che lui è Flandrien dentro , anche se non aveva nemmeno mai provato a dimostrarlo. Soprattutto vuole far vedere a quei due, ai soliti due, che anche lui è al loro livello, che anche lui può vincere ovunque. Quei due, i soliti due, Mathieu van der Poel e Tadej Pogacar , lo accoglieranno a braccia aperte, poi proveranno a staccarlo. Più gente forte c’è in corsa, più loro sono felici, perché più gente forte stacchi più grandiosa è la vittoria. La pensano così loro che pedalano. La pensiamo così noi che guardiamo, in tv o a bordo strada, le corse. Si dice in giro – a dirlo sono soprattutto quelli che dovrebbero raccontare il ciclismo e invece lo giudicano – che Mathieu van der Poel e Tadej Pogacar stiano uccidendo questo sport, perché quando ci sono loro al via la corsa diventa senza storia, diventa una questione personale, una solitudine al comando e dietro un inseguimento impossibile da completare. A vedere quanta gente si riversa a bordo strada, a vedere i bambini con la maglia di van der Poel o di Pogacar, a sentire parlare nei bar di ciclismo, di Mathieu e Tadej, anche dove un tempo il ciclismo non trovava posto se non per qualche giudizio morale sul doping, sembra che questo sport goda di ottima salute. Al Fiandre quei due, i soliti due, si troveranno al loro fianco un gruppetto che mai come quest’anno è agguerrito e talentuoso. Perché Wout van Aert è tornato a correre quasi come ai bei tempi, sebbene non sia riuscito a fuggire ancora dalla sindrome di Paperino che lo insegue . Perché Jasper Philipsen e Mads Pedersen hanno messo nelle gambe quei chilometri e quegli sforzi capace di ripulire le gambe dalle tossine dell’assenza di gare (sì, sembra un controsenso, ma è ciclismo, quindi segue dinamiche tutte sue). Perché ci sono Jasper Stuyven, Tim van Dijke, Alec Segaert, e Christophe Laporte che sulle pietre è sempre un piacere vederli pedalare. Perché a loro si è unito anche Remco Evenepoel, che sarà anche al debutto sui muri, ma ha il talento giusto per fregarsene dell’esperienza. E comunque hanno ragione i fiamminghi: il Giro delle Fiandre è una di quelle corse che vale indipendentemente da chi la corre .

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