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Chi riuscirà per primo a realizzare questo vino, avrà un grande successo
Il Foglio

Chi riuscirà per primo a realizzare questo vino, avrà un grande successo

C’era posta dalla Vandea. La marchesa Giulia era sempre felice di ricevere notizie dal castello di famiglia in Francia, e altrettanto suo marito Tancredi. Ogni sera, nei loro appartamenti privati a palazzo Barolo, la dimora avita nel cuore di Torino, per quanto le giornate fossero state pesanti e frenetiche, Giulia e Tancredi si prendevano del tempo per parlarsi, per star vicini, mettere al corrente l’altro delle cose che non avevano vissuto insieme. Lui chiamava quei momenti “la nostra ora speciale”. Adesso lei stava seduta sul grande letto a baldacchino, con in mano la lettera arrivata da Maulévrier, e leggeva le parole vergate col bel corsivo di suo padre. Il marchese Edouard raccontava di come avesse fatto conoscenza con la famosa Madame Cliquot. Ne sembrava molto colpito. “Pensa, è rimasta vedova a ventisette anni e ha proseguito da sola la produzione e la vendita del suo vino, all’inizio contro il parere del suocero che sulle prime l’aveva molto scoraggiata, non sembrandogli impresa adatta a una donna. Lei invece è riuscita ad ampliare enormemente la produzione raggiungendo paesi come la Russia, anche in barba all’embargo di Napoleone. Oggi il suo champagne è conosciuto dappertutto. “Quando sua figlia, donna Clementine, mi ha detto che lei e il marito hanno in programma un viaggio che li porterà anche a Torino, mi sono permesso di raccomandar loro di mettersi in contatto con voi” continuò a leggere Giulia dalla lettera. Sollevò lo sguardo verso il marito. “Bene, saranno nostri ospiti. Peccato che non venga anche la vedova Cliquot! Dev’essere una donna notevole” commentò ammirata. Tancredi era molto interessato al tema. Negli ultimi mesi passava tutto il tempo libero dai suoi impegni civici su trattati di vinificazione, discutendo con suo padre il marchese Ottavio, e non era per nulla soddisfatto dei piccoli progressi delle cantine di Barolo. “La vedova Cliquot ha dovuto comperarseli man mano, i vigneti. Noi abbiamo a disposizione ottimi appezzamenti a perdita d’occhio, tutta terra nostra, ma non siamo ancora riusciti a far davvero tesoro del nostro buonissimo nebbiolo.” Lei annuì. “Non ci manca niente per imitarla.” Tancredi la guardò. “A dirti la verità mio padre non è molto convinto, gli sembra una nuova impresa impegnativa che non ha molta voglia di perseguire.” Giulia lo aveva capito da tempo: era un tema, quello del vino di famiglia, che stizziva un po’ il vecchio marchese, come se parlare di migliorarne la qualità fosse in un certo qual modo insinuare che avrebbe dovuto pensarci lui per primo. “Invece è un’occasione da non perdere e questo è il momento giusto” proseguì a ragionare Tancredi. “Se intendiamo realizzare tutto quello che abbiamo in mente di fare per gli altri. La ristrutturazione della prigione delle Forzate che abbiamo affrontato dopo che ne sei stata nominata sovrintendente è costata un patrimonio. Il rifugio per le carcerate che a fine pena non vogliono tornare a casa, i costi dell’asilo che oramai ospita duecento bambini, gli stipendi delle suore di san Giuseppe, e poi la mensa per i poveri e la scuola per le fanciulle bisognose in Borgo Dora… Da un lato sarebbe una grande soddisfazione per tutta la famiglia, dall’altro avremmo dei guadagni da usare per i nostri buoni scopi. Ci stanno pensando tutti, a realizzare questo vino serbevole. Chi ci riuscirà per primo avrà un grande successo. Convincerò mio padre, mi darà carta bianca.” Prese la mano di Giulia e se la portò alle labbra, mentre lei gli sorrideva fiduciosa. Brano tratto da “ Il rosso del re - La saga dei Barolo ” (Solferino, in uscita l’8 aprile) di Marina Marazza

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