Il Foglio
Potremmo chiamarla “Scelta Civita”, tanto per fare il verso al vecchio conglomerato di Mario Monti. Da capire se è scelta obbligata o scelta libera, candidare nel centrodestra Antonio Civita , patron del Panino Giusto. Di certo, dopo il referendum, gli ingranaggi si stanno incastrando, lentamente e come al solito la resilienza, anche in politica, è un talento da non disprezzare affatto. E Civita sta dimostrando di averla, la resilienza. Ha dapprima incassato lo sberleffo dopo la sua “auto-candidatura” di metà gennaio: intervistona per dire che lui è disponibile, “benedetto” da Gabriele Albertini, ex sindaco che ancora fa battere le mani agli astanti quando interviene. I maligni dicono che Albertini abbia lanciato Civita per sbarrare la strada a Maurizio Lupi, che pure ci terrebbe a correre nella sua Milano. Ma pare proprio che il patron di Panino Giusto non ci si interessi affatto, di questi retropensieri. Così, dopo lo sberleffo (Civita, chi è costui?), è arrivata la freddezza. Nessuno lo ha pubblicamente invitato a essere della partita. Anzi, il dibattito pubblico nel centrodestra è andato avanti come se la sua presenza non fosse stata minimamente percepita. Un doppio cazzotto che avrebbe steso un elefante. Ma non lui, Civita l’opzione civica . Che ha iniziato pazientemente a passare le ore, parlando e ascoltando le terze e seconde e prime linee della politica locale. Non solo: intellettuali, giornalisti, persone più o meno interessate. L’ossessione batte il talento e lo batterà sempre, diceva Adam Sandler. Poi magari ci sarà anche il talento (lo scopriremo), intanto però c’è l’ossessione all’ascolto: non è poco, per ora. Il percorso di Civita alla fine un primo risultato l’ha incassato: i partiti che l’avevano accolto con il silenzio lunedì sera c’erano tutti (e non con le terze linee, anzi) all’inaugurazione della sua associazione “Tu” all’Accademia Italiana del Panino Giusto, nella splendida cornice dell’ex autoparco comunale, completamente riqualificato quindici anni fa, che ospita anche il centro di formazione Galdus. Oltre a Gabriele Albertini e a Stefano Parisi, il sindaco che sarebbe potuto essere e che non è stato, c’era Attilio Fontana – poi corso via per la concomitanza con un federale della Lega. C’era Alessandro Sorte, coordinatore regionale lombardo di FI, e il vice di Fontana di Fratelli d’Italia, Marco Alparone. Poi il capogruppo di Fdi in Regione Christian Garavaglia e al Comune Riccardo Truppo. C’era tutta la prima linea comunale di Forza Italia e della Lega. E ancora Marco Osnato da remoto, Massimiliano Salini in presenza e molti altri. Sala piena in quello che poteva sembrare anche l’inizio di una campagna elettorale. Civita traccheggia: “Più che il lancio di una candidatura è il lancio di un’associazione che si chiamerà ‘Tu’, perché ci vogliamo rivolgere a tutte le persone di Milano” . Poi annuncia l’inizio del percorso: “Ho incontrato tutte le parti politiche. Ho dato la mia disponibilità. Inizierò comunque a lavorare perché penso che per Milano sia il tempo di iniziare a lavorare. E’ evidente che la politica arriverà a un tavolo per la città e vedremo come potrò contribuire”. Traduzione: io parto, poi dopo che sarò stato in campo per un pezzo – in splendida solitudine, secondo alcuni – vedremo se i “big 3” (Meloni-Salvini-Tajani) tireranno fuori un diverso coniglio dal cappello. Cosa dubbia, ad oggi. Tanto più che a Roma pare scontato che non si votino assieme le amministrative e le politiche, dopo la scoppola del referendum. Qualcuno arriva a pensare che prima si voterà per le politiche, nel marzo 2027, poi per le amministrative a giugno dell’anno prossimo. Ad ogni modo, i big potrebbero non essere proprio della partita. Un film già visto, peraltro, cinque anni fa con Luca Bernardo. Che venne sì lanciato dai livelli nazionali, ma poi lasciato a combattere sul campo senza organizzazione, né soldi, né supporto. La novità è che Antonio Civita è già sul campo da solo. E che questo potrebbe portare la politica ad aggregarsi, ex post, alla sua scelta. Questa, almeno, è la scommessa di Mr. Panino Giusto.
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