IL TEMPO
L'ultima, in ordine temporale, è stata la libreria «Bookish» in via di Valle Corteno, quartiere Montesacro. Ha abbassato le saracinesche qualche mese fa, arricchendo così l'impietosa lista dei fallimenti che solo negli ultimi tre anni, nella Capitale, hanno fatto capitolare quasi una trentina di attività indipendenti, al ritmo quindi di circa 10 l'anno. Un'emorragia che la dice lunga su quanto questo settore stia soffrendo, e quanto soffra addirittura più che nel resto d'Italia. In base, infatti, agli ultimi dati del registro imprese della Camera di Commercio di Roma, al 31 dicembre 2025, sono 401 le librerie tra Roma e la sua provincia, con una maggiore incidenza, ovviamente sulla Capitale; nel 2022 erano 27 in più, il loro numero è dunque sceso di circa il 6% contro un segno meno in Italia che è pari al 2,6% e che vede un totale di librerie indipendenti che sorpassa le 4 mila unità. Di queste 400, solo 130 fanno anche scolastica, comparto che risente addirittura di più della crisi per via dei margini sempre più bassi di guadagno. Sono tanti i motivi che rendono difficile la sopravvivenza di questi presidi culturali. Guido Ciarla, del Sil Confesercenti, ne spiega soltanto alcuni e sottolinea subito che non è più e soltanto l'avanzata dell'e-commerce alla base delle difficoltà del comparto. «Solo 10 anni fa le librerie erano almeno un centinaio in più, il caro affitti è stato tra i fattori determinanti della crisi, accanto al costo sempre più alto delle utenze energetiche e alla contrazione del potere d'acquisto». Il libro è infatti tra i beni maggiormente voluttuari, di fronte a un costo della vita sempre più caro si tende a eliminare ciò che si considera superfluo. Così negli anni, solo per fare qualche nome più conosciuto, hanno tirato i remi in barca la libreria Obradek in via dei Banchi Vecchi, Pessime idee, nel cuore del Fleming, La tana del libro alla Garbatella. Ma anche progetti nati da pochi anni per portare cultura nelle arre lontane dal centro, che però non sono riusciti a sopravvive, come Rinascita 2.0 a Villa Gordiani. E poi ci sono casi emblematici di librerie anche non indipendenti, e quindi quelle per esempio facenti parte di centri commerciali o di gallerie come Alberto Sordi, con la Feltrinelli che ha chiuso i battenti ormai più di due anni fa. Invertire la rotta, però, si può, secondo Ciarla. «Alzando la marginalità con pagamenti certi per quanto riguarda il comparto scolastico, sul settore in generale, invece, bisogna ripristinare il bonus biblioteche, per esempio, o il bonus occupazionale perché le librerie in determinati periodi dell'anno hanno bisogno di personale ma non sono in grado di sostenere da sole i costi delle assunzioni». Con la Regione e il Comune, poi, occorre mantenere un dialogo costante. Ancora Ciarla: «Abbiamo avviato una richiesta di occupazione di suolo pubblico con l'Amministrazione, che ci è stata concessa al momento solo in I Municipio, va invece estesa al resto della città. La Regione la stiamo invece sollecitando molto sulla parte dei libri per concederci degli incentivi».
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