IL TEMPO
Pensavamo di averle sentite tutte. Ma Sal Da Vinci cantato in arabo e latino ci mancavano. Eppure basta fare una ricerca sui social per imbattersi in decine di versioni della sua «Per sempre sì» cantate in inglese, portoghese, spagnolo, giapponese e francese. Praticamente un fenomeno globale per la canzone che l'ha portato sul tetto di Sanremo e che si appresta a diventare protagonista anche al prossimo Eurovision di Vienna dal 12 al 16 maggio. Altro che tormentone: qui siamo davanti a un caso di studio. «Per sempre sì» non è più solo una hit. È un passaporto. Il brano ha fatto quello che molti artisti inseguono per anni. Prima le classifiche italiane, poi le global chart, infine il vero giudice: i social. E lì è successo di tutto. Su TikTok e YouTube Sal Da Vinci non si ascolta solo: si vive, si mima, si traduce, si reinventa in mille clip realizzate con l'aiuto dell'intelligenza artificiale e diventate virali in poco tempo. Coreografie, video, festeggiamenti sportivi: il ritornello è diventato una specie di lingua franca per esprimere l'entusiasmo collettivo. Il brano non si è limitato a viaggiare: si è trasformato. In inglese è diventato «Forever Yes» e si scopre rock, con chitarre e un'attitudine da arena internazionale. In spagnolo scivola naturale come se fosse sempre stato lì, tra Napoli e Madrid. In francese si fa elegante, quasi sussurrato per una romantica cartolina da una Parigi d'altri tempi. In Giappone resta sorprendentemente intatto nello spirito, segno che le promesse d'amore funzionano ovunque. E poi, ovviamente, arriva l'intelligenza artificiale con la versione in latino inclusa tra giuramenti solenni e meme irresistibili. Il dettaglio più surreale è che non cambia solo la lingua ma anche l'immagine di Sal Da Vinci. Grazie all'AI il cantante partenopeo diventa, di volta in volta, rockstar anglofona, chansonnier francese, protagonista di un melodramma indiano o signore rinascimentale. Una specie di multiverso melodico dove l'unica costante è quel «sì» ripetuto come un mantra. E se n'è accorto qualcuno anche fuori dalla bolla italiana. Content creator internazionali provano a cantarla, gli artisti reagiscono e ci scherza su persino qualche popstar d'oltremanica immaginandola in versione R&B, come fanno i Blue mentre mimano la gestualità di Sal Da Vinci. Tradotto: la melodia è entrata in testa. E da lì non uscirà facilmente. Tutto questo mentre l'Eurovision Song Contest si avvicina. Vienna è lì che aspetta e l'Italia ci arriverà con una proposta che non parte coi favori del pronostico e che sulla carta potrebbe sembrare perfino fuori tempo: melodica, teatrale, dichiaratamente emotiva. E invece, proprio per questo, è potenzialmente perfetta. In un panorama iper-prodotto e globalizzato in modo uniforme, «Per sempre sì» giocherà la carta opposta: identità forte, cuore in primo piano, zero paura di essere riconoscibile. Il pubblico europeo è già preparato. Non da una campagna promozionale tradizionale ma da migliaia di video, cover, traduzioni improbabili e reinterpretazioni creative. Quando salirà su quel palco «Per sempre sì» non sarà nuova ma già familiare. E questa, oggi, è la sua vera vittoria. Che poi finisca in top 10, sul podio o fuori classifica, conta relativamente. Perché il viaggio più difficile è già riuscito. E a giudicare da quanti stanno imparando a dire «accussì» senza sapere perché, il contagio è tutt'altro che finito.
Go to News Site