Il Foglio
Quando balli il tango tra le braccia di un cavaliere inesperto, prima o poi devi mettere in conto un casquè tale da schiantarti sul pavimento. Ma io, da incosciente quale sono, vortico da giorni intorno alle interviste a Giuseppe Tango, il nuovo presidente dell’Anm . Il casquè – valutate voi di cosa, o anatomisti – il cavaliere me lo ha provocato in un’intervista di un paio di giorni fa a Valentina Stella del Dubbio: “Si riparte dal ricostruito rapporto di fiducia con la società civile, un retaggio della campagna referendaria che non va assolutamente disperso. Mi hanno colpito le parole di un giovane studente dopo l’esito del referendum: ‘Non è che adesso scomparite, tornando nelle vostre torri d'avorio’”. Dando per implicita la veridicità dell’aneddoto e la sincerità dello stupore di Tango, resta il mistero di come possa uno studente (magari di giurisprudenza) credere davvero che i magistrati italiani vivano in una torre d’avorio. Eppure, incredibile a dirsi, questa è l’immagine che è passata: la magistratura che quasi controvoglia, per dovere patriottico, rompe il suo isolamento e il suo tradizionale riserbo e dà il suo contributo per salvare la Costituzione. La massima colpa di questo plateale inganno è del sistema dell’informazione, che applica spontaneamente il codice Rocco (Casalino), ma solo con i magistrati: niente contraddittorio, niente pollaio. Planano sul dibattito dall’alto e dal di fuori, monologando, per poi tornare ai sudati fascicoli e magari, come Gratteri, giocare al Cincinnato che non vede l’ora di deporre la toga per dedicarsi al lavoro dei campi. Grazie a questi lavoretti da Agenzia Stefani un giovane italiano può credere seriamente che i magistrati che passano da un talk-show all’altro lo facciano con riluttanza, ansiosi di tornare ai loro uffici in cui la luce è accesa anche di notte, come a Palazzo Venezia. Ecco se c’è “un retaggio della campagna referendaria che non va assolutamente disperso” è questo: che ogni pubblico ministero incappi sempre, negli studi televisivi, in un avvocato seduto di fronte a lui.
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