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Mentre tutti guardano Artemis, l’Europa lancia una missione con Pechino
Il Foglio

Mentre tutti guardano Artemis, l’Europa lancia una missione con Pechino

Mentre ieri la missione Artemis II , simbolo della nuova Corsa allo spazio guidata dalla Nasa in collaborazione con i paesi alleati, arrivava in orbita lunare, dall’altra parte del mondo si completavano i preparativi per una missione forse meno spettacolare ma non meno determinante dal punto di vista politico. Dopo anni di chiusura alle collaborazioni strategiche e considerate sensibili perché applicabili anche ai campi della Difesa, Bruxelles e Pechino sono infatti tornate a collaborare proprio nello spazio . Giovedì prossimo è previsto il lancio del satellite Smile, progetto congiunto tra Agenzia spaziale europea e Accademia cinese delle scienze, ufficialmente una missione scientifica ma anche in parte un test politico. Smile studierà il campo magnetico terrestre per migliorare la previsione delle tempeste solari, e renderà visibile il nuovo corso dell’Ue nel suo lento e prudentissimo riavvicinamento con il regime cinese . Non è un caso isolato: negli ultimi mesi ci sono stati molti segnali tra Europa e Cina, compresa la recente visita di una delegazione di parlamentari europei a Pechino e la telefonata della scorsa settimana fra l’Alta rappresentante dell’Ue Kaja Kallas e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi. L’Ue si trova in una posizione complicata, perché soprattutto nel settore spaziale è profondamente integrata con gli Stati Uniti, tanto da partecipare attivamente al programma Artemis, ma l’umoralità del presidente americano Donald Trump sta accelerando anche la spinta a provare a riaprire canali selettivi, tecnici e “a bassa intensità politica” con Pechino. Smile è un progetto deciso nel 2016, quando il mondo era diverso , ed è sopravvissuto a tutti i ritardi legati ai controlli sulle esportazioni e alle diffidenze reciproche: lanciarlo adesso significa mandare un segnale di distensione alla Cina ma anche un messaggio di autonomia a Washington. Per ora non ci sono all’orizzonte altri progetti condivisi con Pechino, ma Smile è il segnale che l’Ue e l’Esa stanno cercando di restare dentro l’alleanza occidentale senza chiudere del tutto la porta alla Cina.

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