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Spese Nato e parametri fiscali, quando la contabilità prevale sulla sicurezza | Collector
Spese Nato e parametri fiscali, quando la contabilità prevale sulla sicurezza
Il Foglio

Spese Nato e parametri fiscali, quando la contabilità prevale sulla sicurezza

La discussione in Parlamento sul “caso Sigonella” sull’uso della basi militari italiane da parte degli Stati Uniti è stato deprimente. Non all’altezza dei problemi, sia quelli attuali sia quelli in prospettiva. “Sono molto dispiaciuto del livello che ho trovato, vorrei un livello più alto in Parlamento”, ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto , dopo l’informativa . Per le stesse ragioni sono condivisibili le riflessioni di Crosetto, rilasciate al Foglio , sulla necessità di rafforzare la “cultura della difesa” che “non è l’elogio della forza ma la consapevolezza della vulnerabilità”. Soprattutto se inquadrate in un contesto di “assedio”, come quello descritto dal ministro, in cui l’Europa è minacciata a est dalla Russia, a sudest dall’Iran mentre a ovest è alle prese con “l’incertezza americana”, che fuori dalla formula diplomatica si può tradurre come l’inaffidabilità dello storico alleato-protettore: gli Stati Uniti. Ma proprio per tutti questi motivi, l’innalzamento del livello della discussione dovrebbe è un compito che spetta al governo. A partire dal tema delle spese per la difesa. Non si tratta semplicemente di “spendere di più”; come ha ricordato Crosetto, ma di dire “come spendi, per cosa spendi, quanto rapidamente trasformi quella spesa in capacità effettive”. Il problema è proprio questo. Per ora l’Italia ha raggiunto il vecchio obiettivo Nato di spesa pari al 2 per cento del pil solo con un artificio contabile, senza spendere un euro in più, ma solo ricatalogando alcune voci di spesa già esistenti (pensioni, mobilità militare, cybersicurezza). Non c’è invece alcuna chiarezza sul futuro: l’anno scorso l’Italia ha presentato un piano di investimento da 14,9 miliardi – già approvato dall'Ue – per accedere al programma europeo di prestiti Safe (Security Action for Europe), ma al momento è tutto bloccato per il deficit 2025 al 3,1 per cento che ha impedito l’uscita dalla procedura d’infrazione. Pertanto il governo, in una situazione così delicata, non sa dire né quanto spenderà né come. E’ la cultura della contabilità che prevale sulla cultura della Difesa.

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