Il Foglio
Yerevan . Per paura di ritorsioni iraniane, l’università americana di Yerevan ha sospeso le lezioni in presenza. A Baku, i servizi di sicurezza avrebbero sventato attacchi del Corpo dei guardiani della Rivoluzione della Repubblica islamica dell’Iran , diretti all’ambasciata israeliana e ad altri siti ebraici in Azerbaigian. Armenia e Stati Uniti stanno instaurando fortissimi legami politici ed economici. Ma quelli tra Israele e Azerbaigian, spesso taciuti, sono radicati da decenni e hanno generato speculazioni, accuse e smentite che hanno sempre coinvolto l’Iran. “Le relazioni tra Israele e Azerbaigian si sono sviluppate in modo piuttosto insolito,” spiega Ahmad Alili , direttore del Caucasus Policy Analysis Center di Baku, elencando prima le affinità storico-sociali, poi gli interessi strategici. Negli ultimi trent’anni, questi ultimi si sono così radicati che l’Azerbaigian è l’unico stato musulmano a sostenere apertamente Israele nella guerra a Gaza. Le collaborazioni nei settori aerospaziale, turistico, IA, scientifico si basano su ampi trattati riguardo cooperazione economica e protezione reciproca. Centrali sono la sicurezza energetica per Gerusalemme, che importa il 46.4 per cento del greggio dall’Azerbaigian, e le garanzie militari per Baku. Le armi israeliane sono state decisive per prevaricare l’Armenia in Nagorno-Karabakh: il 69 per cento delle importazioni di armi in Azerbaigian proveniva da Israele nel quadriennio 2016-2020. Ma interpretare le relazioni tra Israele e Azerbaigian attraverso il prisma della geopolitica è riduttivo. Storicamente, gli Ebrei della Montagna hanno vissuto per secoli nell’odierno Azerbaigian senza subire persecuzioni come in altre parti del mondo. L’ultimo insediamento ebraico dell’Europa orientale è oggi a Quba, una cittadina di circa 40,000 abitanti nel nord dell’Azerbaigian, dove la comunità ebraica convive stabilmente all’interno di una società a maggioranza musulmana. Ma in tempi recenti non sono mancate le controversie. Mark Perry , diplomatico e analista statunitense in medio oriente, già nel 2012 descrive l’Azerbaigian come il palcoscenico segreto di Israele, capace di sfruttare le basi militari azere in ottica anti iraniana. Perry cita poi un cablogramma intitolato “L’oculata simbiosi dell’Azerbaigian con Israele,” nel quale il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev parla del rapporto con lo stato ebraico come un iceberg: “Nove decimi sono sotto la superficie.” Nonostante altri analisti americani confermino la presenza militare israeliana nel Caucaso, Aliyev e i suoi diplomatici l’hanno sempre smentita. Tant’è che non ci sono mai state conferme tangibili. “L’Azerbaigian ha sempre negato l’accesso al suo territorio per compiere azioni contro uno stato confinante” , dice Alili, che sottolinea come questa neutralità sia chiave per preservare l’indipendenza e l’autonomia strategica dell’Azerbaigian. Questo tipo di interpretazioni devono necessariamente incorporare la prospettiva iraniana. “Da anni, l’Iran considera la cooperazione azera con Israele una minaccia alla sicurezza”, spiega Alili. La decadenza russa nel Caucaso meridionale, le attività israeliane in Azerbaigian e l’ingresso degli Stati Uniti nel processo di normalizzazione con l’Armenia hanno eroso la percezione di Teheran di avere una zona cuscinetto a nord. La guerra in Nagorno-Karabakh del 2020 ha spezzato lo status quo post sovietico che l’Iran teneva implicitamente in considerazione: l’Azerbaigian non è più un vicino con legami esteri indipendenti, ma uno spazio essenziale per gli interessi israeliani con cui condividere quasi 700 chilometri di confine. L’attacco iraniano all’aeroporto azero di Nakhchivan del mese scorso potrebbe essere l’episodio chiave nella rottura definitiva del vecchio e precario equilibrio: “La fiducia diplomatica tra Teheran e Baku è stata gravemente danneggiata,” dice Alili. Il pericolo ora è che l’Azerbaigian possa diventare un fronte indiretto della guerra in medio oriente. Considerando i presunti attacchi dei pasdaran sventati dalla polizia azera, Alili dice che “le strutture diplomatiche e gli obiettivi simbolici sul territorio azero potrebbero essere sempre più considerati da Teheran come parte di un più ampio scontro”. Poi conclude: “Forse è una buona strategia da parte di Israele: cooperare con l’Azerbaigian, aumentare la sua capacità militare e, così facendo, irritare la leadership dei Guardiani della Rivoluzione islamica. Baku non è contraria a questo approccio”.
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