Il Foglio
Alle 9.30 di martedì 7 aprile si è riattivata la frana di Petacciato, in provincia di Campobasso in Molise . È nota da 110 anni e si era già riattivata l'ultima volta nel 2015. Nel giro di poche ore ha interrotto contemporaneamente l'Autostrada A14, la Statale 16 e la linea ferroviaria adriatica, dividendo di fatto l'Italia in due. Nelle zone interessate si sono registrati apporti al suolo superiori a 20 centimetri nei giorni precedenti. La pioggia ha fatto il resto, risvegliando un fenomeno che non si era mai davvero interrotto. Il fronte franoso è lungo quattro chilometri e il capo dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano ha ammesso pubblicamente che "la frana in questo momento non è ferma, si sta muovendo". Da Palazzo Chigi si è precisato che qualsiasi intervento di ripristino sarà valutato solo al termine delle verifiche tecniche, poiché la frana risulta ancora attiva. In altre parole, non si sa quando riaprirà né l'autostrada né la ferrovia. Trenitalia ha comunicato ufficialmente che è impossibile prevedere i tempi di ripristino della linea adriatica . I tecnici di Rfi sono sul posto. I danni alle infrastrutture sono pesanti e capillari. Sulla A14, l'asfalto risulta lesionato in alcuni punti e i binari della Bari-Pescara sono deformati. I disagi sulla viabilità sono aggravati dalla recente chiusura di un tratto della SS16 per il crollo di un viadotto in località Montenero di Bisaccia, avvenuto nei giorni precedenti. La dorsale adriatica, cioè l'unica grande arteria di collegamento tra il Centro-Nord e il Sud tirrenico alternativa all'asse Roma-Napoli, è di fatto bloccata. Il presidente della Puglia Antonio Decaro, da ieri in contatto con Ciciliano, ha avvertito che il blocco su ferro e su gomma rischia di isolare la Regione proprio a ridosso della stagione turistica. Da Lecce si viaggia già con odissee di dieci ore via Roma per raggiungere il Nord. Sul territorio, una sessantina di residenti sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni situate lungo il fronte franoso, dove si registrano movimenti del terreno argilloso. Il sindaco di Petacciato Antonio Di Pardo ha detto che "per la prima volta il terreno argilloso sotto le abitazioni si sta muovendo": una novità rispetto alle precedenti riattivazioni, che riguardavano soprattutto la fascia costiera e le infrastrutture. Scuole chiuse in tutta la provincia di Campobasso, università del Molise sospesa. Una storia lunga un secolo, con un piano e pochi lavori La frana di Petacciato non è una scoperta di ieri. È classificata tra le più estese d'Europa, è monitorata da decenni, è oggetto di studi tecnico-scientifici almeno dal 1996 , quando una Commissione Tecnico Scientifica istituita con ordinanza della Presidenza del Consiglio avviò una campagna di indagini conclusasi nel 2002 con un progetto di stabilizzazione del versante. Di quel progetto, ventiquattro anni dopo, restano tracce prevalentemente cartacee . Nel novembre 2019 l'allora ministro dell'Ambiente Sergio Costa annunciò uno stanziamento record di 34 milioni di euro per la frana di Petacciato, "tra le più rilevanti d'Europa". Il piano tecnico attualmente in essere – basato su dodici grandi pozzi drenanti profondi decine di metri, collegati a una rete di dreni orizzontali e verticali per abbassare il livello di falda lungo l'intero profilo del versante – è stato ridimensionato rispetto a una versione iniziale da circa 90 milioni: le risorse disponibili si sono fermate a 27 milioni, imponendo di concentrare gli sforzi sulle zone più critiche e lasciando fuori una parte del corpo di frana . Il risultato è che anche a lavori conclusi, ammesso che ciò avvenga, Petacciato resterà un versante da sorvegliare a tempo indeterminato. Niscemi insegna, ma non abbastanza Petacciato non è un'anomalia, purtroppo. Secondo i dati Ispra, l'Italia conta oltre 684.000 frane censite — i due terzi di quelle note in Europa — e circa 5,7 milioni di abitanti risultano esposti ai rischi connessi . Negli ultimi 25 anni sono stati finanziati quasi 26.000 interventi per un totale di 19,2 miliardi di euro . Eppure, pochi mesi fa , a febbraio 2026, la frana di Niscemi aveva già aperto la stessa identica discussione su fondi, lavori mai completati ed emergenza sottovalutata e poi riscoperta. Un rapporto Ance-Cresme del 2023 stimava in 46 miliardi di euro la spesa per riparare i danni del dissesto idrogeologico nei 13 anni precedenti (circa 3,3 miliardi l'anno) contro i 19,2 miliardi investiti in prevenzione nello stesso periodo. La proporzione è eloquente: si spende per riparare più del doppio di quanto si spende per prevenire .
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