Il Foglio
"Meno partenze, meno sbarchi, meno morti, meno sprechi. Indietro non si torna”. Era il 2019, l’epoca del refrain dei “porti chiusi”, e a parlare era Matteo Salvini, allora ministro dell’Interno. Poi è arrivata Giorgia Meloni, che all’indomani del naufragio di Cutro – 94 morti accertati, oltre una decina di dispersi –, ora nei panni di primo ministro e accantonando i suoi fantomatici “blocchi navali”, dichiarò che “il governo è impegnato a impedire le partenze, e con esse il consumarsi di queste tragedie”. Non si contano le volte che abbiamo sentito ripetere l’equazione meno partenze uguale meno morti. Ora, l ’Organizzazione internazionale per le migrazioni delle Nazioni Unite conferma che invece in questa equazione i numeri non tornano . E sono numeri crudeli: se le partenze dei migranti dal Nord Africa nei primi mesi del 2026 si sono dimezzate (da 11.160 dello scorso anno a 6.352 nello stesso periodo di quello in corso), l e vittime sono invece aumentate del 150 per cento , passando da 460 a 765 – il dato più alto dal 2014. Per capire il perché allora bisogna forse riconsiderare quello che molti avevano ipotizzato sin dall’inizio: meno partenze non può tradursi nel semplice disinteressarsi di ciò che succede nel Mare Nostrum. In questi anni, mentre il Mediterraneo si svuotava dalle nostre navi militari e dalle nostre motovedette, i cieli si sono invece riempiti di droni che si limitano a sorvegliare dall’alto , ad appurarsi che i barconi non siano affar nostro, finché c’è qualcun altro che, con i suoi metodi non sempre leciti, se ne prenda l’onere di recuperarli. I l fenomeno dell’immigrazione, lo abbiamo detto più volte, esige una politica oculata e della cooperazione dei paesi di transito – Libia, Tunisia, Algeria. Ma occorre porsi delle domande: oltre ad amministrare un fenomeno – bloccare i trafficanti e aumentare le vie legali per arrivare in Europa – è ora di mettere sul tavolo anche un’altra questione per troppo tempo dimenticata, quella umanitaria – che è cosa diversa dal diventare vittime dell’umanitarismo. Governare l’immigrazione non significa chiudere gli occhi e voltarsi dall’altra parte.
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