Il Foglio
La scoperta tramite stampa internazionale (maddai?) che gli stranieri ricchi vogliono venire a vivere qui, le notizie sulle esorbitanti nuove vendite immobiliari e le rinnovate inchieste di procura sul comparto edilizio hanno risvegliato dal semi-coma in cui era caduto il dibattito sul futuro di Milano . Peccato che tutto questo precipiti nel generale piagnisteo moralista, e che nel fiacco dibattito per il (la) prossim* sindac* non ve ne sia traccia. Pure lo sfidante centrodestra, che ancora non ha un’idea condivisa per il candidato, si acconcia a fare la claque dei manettari sul caso del Meazza. Sarebbe invece il caso di ragionare d’altro: quale Milano? Anche perché i problemi reali e i malumori isterici di cui sopra avrebbero tutti un punto di soluzione importante, anche se ovviamente non miracolistico, se solo la politica milanese – e i suoi mezzi di informazione – mettessero a tema la questione: a quando un vero sindaco metropolitano (votato dai milanesi metropolitani, ad esempio)? A quando una legge per governare la Città metropolitana (o almeno una sua porzione) con strumenti adeguati? Basterebbe riflettere che una buona parte della criticità immobiliare e abitativa – soprattutto per i giovani e il ceto medio che ha subìto una forte compressione del reddito, ma non è colpa dei grattacieli – sarebbe alleviata se vivere nei comuni dell’area metropolitana non fosse troppo spesso una situazione punitiva, con mezzi di trasporto inadeguati, servizi e welfare non di prima fascia e, in molti luoghi, situazioni sociali complesse. La “Grande Milano” ancora non ha la rete di trasporti di una “grande Barcellona”, non diremo Parigi. E questo perché la politica milanese non ha mai voluto affrontare il problema . Non c’è bisogno di una riforma costituzionale, come quella prevista dal disegno di legge attuale per attribuire alla (già esistente, dal 2009) “Roma Capitale” i poteri di una Regione: dalla potestà legislativa all’autonomia finanziaria all’ordinamento amministrativo. Basterebbe meno, un sindaco in grado di governare il territorio e trattare con lo stato centrale, a livello di contribuzioni, con più armi delle poche e spuntate di oggi. Certo, dopo molti tentativi falliti, una proposta per rendere Milano più simile a una città-stato è in corso. Ma è il Consiglio regionale della Lombardia ad avere (2026) approvato all’unanimità una risoluzione per avviare l’iter di una proposta di legge al Parlamento. C’è ad esempio il ridisegno delle norme urbanistiche ad esser urgente. Ma il dibattito dov’è, in una città che si occupa solo di piste ciclabili, caro-spritz e sicurezza? E la politica? Utile e come sempre meritorio, allora, l’incontro organizzato per lunedì 13 aprile (ore 11, Rizzoli Galleria) dal Centro Studi Grande Milano guidato da Daniela Mainini col titolo: “Una legge speciale per Milano: più autonomia e competenze”. Con ospiti, tra gli antri, Attilio Fontana e Beppe Sala, Giorgio Gori, Emilio Del Bono. Il dibattito, sì. E anche le idee.
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