Il Foglio
Se la crisi energetica del 1973 aveva prodotto qualche scelta eccentrica, come le domeniche senz’auto, a cavallo o in bicicletta, quella che bussa alle nostre porte – dopo l’inizio della guerra all’Iran e il blocco dello stretto di Hormuz (al netto delle due settimane di tregua “apparente” proposte da Trump ) – parte dalla triste esperienza della pandemia e si chiama smart working . L’imperativo del risparmio energetico per fronteggiare la crisi ha rilanciato infatti come “medicina omeopatica” una strategia di emergenza che dovrebbe servire a tagliare i consumi di carburante e stabilizzare l’economia globale . Lo conferma l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) che ha inserito il lavoro da remoto tra i pillar del nuovo piano d’emergenza per ridurre la domanda di petrolio. Infatti col rischio – al momento tutt’altro che scongiurato – di interruzione delle forniture dallo stretto di Hormuz, il risparmio immediato garantito dalla riduzione degli spostamenti casa-ufficio pare sia diventato vitale . La Lombardia è la regione che consuma più energia, a livello nazionale parliamo di 11,6 miliardi di litri di benzina e 28,3 miliardi di litri di gasolio. Mentre per l’energia elettrica c’è il dato disaggregato che dice 68 miliardi di kWh (TWh) all’anno. La crisi energetica è diventata pane quotidiano. Ma mentre la politica tenta di intervenire sul costo dell’energia e sugli approvvigionamenti – il recente viaggio della premier negli Emirati lo testimonia – resta in gran parte irrisolta una questione più profonda: quanta energia viene sprecata ogni giorno nei sistemi produttivi. E’ qui che imprese come Icopower – azienda nata a Bresso nel 2012 e oggi con oltre 3.300 installazioni attive – hanno costruito il proprio modello, su un presupposto preciso: evitare la dispersione di energia. La leva è industriale prima ancora che tecnologica. Non si tratta di cambiare gli impianti, ma di farli lavorare correttamente. Infatti la rete elettrica fornisce una tensione che può essere più alta del necessario. Quell’energia in più non genera valore: viene dissipata. Il fenomeno è strutturale. La tensione elettrica può oscillare entro margini tecnici per garantire la continuità del servizio, ma fuori dai momenti di picco questa variabilità si traduce in spreco: energia che si disperde in calore, maggiore usura degli impianti e costi più elevati. Icopower interviene con soluzioni di “power quality” che ottimizzano la tensione e stabilizzano i parametri elettrici. Il risultato è immediato: una riduzione dei consumi tra il 4 e il 7 per cento, senza sostituire macchinari né interrompere la produzione. Un dato che, nel contesto attuale, assume un significato preciso: margine recuperato. Ma il tema non è solo economico. Negli ultimi anni la rete elettrica è diventata più instabile. L’integrazione crescente delle rinnovabili, l’elettrificazione dei consumi e l’aumento della domanda – grazie anche al diffondersi dei data center – stanno mettendo sotto pressione il sistema. Oscillazioni di tensione, microinterruzioni e sbalzi improvvisi sono sempre più frequenti e, in ambito industriale, si traducono in fermi macchina e perdite di produzione. Alla Mobilcan spa., realtà internazionale attiva nella produzione di frontali e componenti in legno per l’industria del mobile, azienda con due stabilimenti produttivi in Veneto che producono oltre 5 milioni di pezzi all’anno, attraverso la collaborazione con Icopower, hanno ottimizzato il funzionamento elettrico dei propri impianti riducendo le inefficienze legate a tensione non ottimale e disturbi di rete. A fronte di consumi complessivi pari a circa 9,8 GWh annui, l’intervento ha generato risparmi energetici compresi tra il 4,8 e il 5,6 per cento, con una riduzione totale delle emissioni di CO pari a 133 tonnellate all’anno. Ma com’è possibile realizzare un risparmio energetico così importante? Risponde al Foglio Filippo Borea, Ceo Icopover. “Il risparmio che si ottiene con gli ottimizzatori di tensione deriva dalla eliminazione degli sprechi dovuti alla tensione in eccesso inserita in rete. La rete “ragiona” come se fosse tutto al massimo ma in realtà solo una parte dell’energia ammessa viene utilizzata. La parte residua viene eliminata in calore: l’effetto Joule. La nostra tecnologia permette di far affluire alla rete solo ciò che è necessario”. Quali sono le tecnologie impiegate? Il Power Quality permette di impiegare solo l’energia che serve. Tecnicamente si chiamano ottimizzatori. I costi per queste applicazioni? “Gli interventi sono proporzionali alla dimensione dell’azienda, in tre anni mediamente l’impresa rientra dall’investimento ma sono molte le realtà che scelgono il leasing rientrando immediatamente dai costi grazie al risparmio energetico”. Una scelta che vale anche per medio piccole imprese? “Direi che possono essere le più favorite perché combattono in un ambiente molto competitivo e ridurre i consumi di energia elettrica può fare la differenza”. Qualcosa può fare anche il governo? “Direi di sì, la situazione di instabilità che abbiamo visto col decreto 5.0 ha fatto male a tutti, perché le aziende prima di investire (anche in risparmio energetico, ndr) vogliono vederci chiaro. Ora tutti stanno aspettando i decreti attuativi entro maggio: l’iper ammortamento deve partire con la velocità della luce. La politica deve capire che le aziende hanno bisogno di un sostegno perché altrimenti la pagheremo cara tutti”, conclude Borea.
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