Collector
I tic demagogici da superare per affrontare frane come quelle del Molise | Collector
I tic demagogici da superare per affrontare frane come quelle del Molise
Il Foglio

I tic demagogici da superare per affrontare frane come quelle del Molise

E’ urgente prepararsi ad affrontare i cambiamenti strutturali del nostro territorio. I fatti del Molise sono solo gli ultimi che ci dovrebbero spingere ad affrontare il tema con determinazione e urgenza. E invece passiamo le ore immediatamente successive alle varie catastrofi, dalla Romagna a Niscemi ad oggi, a interrogarci su colpe, mancanze, responsabilità, per poi dimenticarcene dopo una settimana. E’ una patologica tutta nostrana: la fascinazione con lo straordinario e il disinteresse per l’ordinario; la ricerca della colpa personale, la cecità verso le responsabilità collettive. La nostra fascinazione con le catastrofi e le emergenze è in parte derivata dal fatto che, dal grido di Pertini in Irpinia e dall’incarico a Zamberletti di formare la Protezione civile, abbiamo dato prova di essere bravi nelle emergenze. Ricordate la seconda metà degli anni 90, quando la gestione emergenziale fu estesa a tutto ciò che era fuori dall’ordinario (inclusi i grandi eventi)? Era proprio perché avevamo sviluppato competenze di protezione civile e gestione emergenziale di prim’ordine. A volte si cercano le chiavi dove c’è il lampione. Il lampione italiano è la gestione emergenziale. Brilliamo di luce, non c’è dubbio, e in effetti lì sempre cerchiamo le chiavi della nostra soluzione. Il problema è che, a un certo punto, una sequenza sempre più frequente di emergenze smette di essere una serie di eventi singoli e diventa un fatto gestionale da affrontare nella sua interezza. Non catastrofi quindi, ma gestione del rischio. Non “di chi è la colpa”, quindi, ma “come ci prepariamo ad una nuova normalità”. Non “eroi”, quindi, ma “grigi burocrati che fanno funzionare la macchina”. Con il territorio che abbiamo, se facciamo solo affidamento su moralità ed eroi siamo spacciati. Che l’Italia sia un territorio fragile, franoso, con problemi di natura idrogeologica lo sappiamo da sempre. Ciò che è diverso ora è che quella vulnerabilità è sollecitata da eventi meteorologici che, nel complesso, sono fuori dalle statistiche storiche. L’ho scritto sulle pagine di questo giornale moltissime volte. Il risultato di questa trasformazione della statistica meteoclimatica è il manifestarsi sia di eventi mai visti prima – come molte delle frane viste durante le alluvioni in Romagna del 2023 e 2024 – sia di eventi vecchi che vengono nuovamente sollecitati. Quest’ultimo è il caso della frana di Petacciato in Molise, una frana lineare con uno di fronti più estesi in Europa. È una frana lenta, studiata da anni, causata da una faglia profonda e dalla natura del terreno. Se ne conosce l’attività sin dall’inizio del XX secolo, ed è stata riattivata molte volte negli ultimi cento anni. E’ una dinamica complessa, soggetta a tanti studi, che ne hanno esaminato la suscettibilità sia ad eventi naturali che a interventi umani. Inevitabilmente, quando succedono eventi come quello del Molise sembra impossibile evitare un’accesa discussione sulle cause dell’evento singolo. Fortunatamente non ci sono state vittime, ma gli sfollati ci ricordano della vulnerabilità della popolazione, l’A14 del costo per la collettività, e le molte immagini da droni che mostrano il fenomeno dall’aria rendono ancora più drammatica la cronaca, alimentando una polemica che (quello sì un po’ tragicamente) scivola purtroppo nell’intrattenimento. Si poteva sapere? Dopotutto c’è un sistema di monitoraggio locale, sia di infrastrutture che del terreno. E’ stato fatto abbastanza? E’ colpa di qualcuno? Ma a questo punto queste domande, pur legittime, sull’evento singolo sono questioni da tecnici, non da dibattito pubblico. Il cittadino italiano medio dovrebbe passare meno tempo a improvvisarsi geologo, magistrato, idrologo o ingegnere per dibattere con gli amici i dettagli del monitoraggio della famosa frana, e molto più tempo a chiedersi se noi tutti abbiamo fatto abbastanza per spingere le nostre istituzioni e le forze politiche ad occuparsi in maniera sistematica del nostro territorio. Siamo sicuri di avere le istituzioni giuste? Siamo sicuri di avere l’inquadramento normativo giusto? Siamo sicuri di aver messo i soldi su ciò che effettivamente serve? Siamo sicuri di aver capito cosa vuole dire vivere con il rischio? Non è questo, in fondo, il ruolo della politica? Non è volere risposte a queste domande, in fondo, il compito di tutti noi cittadini?

Go to News Site