Il Foglio
L’ambiguità è sempre stata il suo tratto distintivo, d’altronde non avrebbe guidato in sequenza un governo di destra con Salvini e uno di sinistra con il Pd , definendosi prima sovranista e poi progressista. Ma sempre coerente con la sua equivocità. Giuseppe Conte ne ha dato ulteriore prova in queste settimane di crisi energetica parlando del gas russo. Prima sembrava aver detto di no e ora invece pare dire di sì , ma sempre dicendo la medesima cosa seppure in una formulazione diversa. Due settimane fa il suo intervento alla convention di +Europa, quindi davanti a una platea pro Ucraina, era stato accolto come una “svolta” del M5s: “Oggi di fronte all’allettante prezzo del gas russo, noi non lo dobbiamo acquistare fino a quando non ci sarà un trattato di pace”. Ieri alla Camera , rispondendo all’informativa della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente del M5s ha invece detto: “E’ necessaria una svolta negoziale in Ucraina, che a noi serve come il pane, perché un attimo dopo dobbiamo acquistare il gas russo che è molto più conveniente del gas americano”. Formalmente si tratta dello stesso contenuto fattuale: prima la pace e poi il gas. Questa è la sequenza temporale. Ma invertendo l’ordine delle proposizioni, cambia il risultato semantico: il messaggio ha un sapore opposto . Nel primo caso, nel discorso al pubblico +europeista, il no all’acquisto del gas russo è uno strumento per poter raggiungere una pace giusta per l’Ucraina. Nel secondo caso, nell’intervento alla Camera, l’acquisto del gas russo è l’obiettivo da raggiungere, impedito dall’assenza di un accordo di pace. Non è affatto indifferente sapere se la priorità per l’Italia e l’Europa sia tornare a comprare da Putin metano a buon mercato oppure ottenere pace e sicurezza per l’Ucraina, perché è esattamente da questo che dipendono la conduzione del negoziato e il suo esito. Ma per quanto Conte riesca a fare sfoggio di doppiezza nelle sue dichiarazioni, quale sia la linea del M5s è evidente. Da un lato perché il resto della squadra non ha le stesse doti di ambivalenza concettuale del suo leader, dall’altro perché nei documenti e nei voti parlamentari alla fine bisogna dire qualcosa e si deve votare sì o no. Ebbene, il M5s in varie risoluzioni parlamentari ha già manifestato – in contrasto con gli altri partiti della coalizione di centrosinistra – la volontà di un ripristino delle forniture russe. Nel Parlamento europeo il M5s è stato tra i pochi partiti che, insieme alla Lega e come l’Ungheria di Viktor Orbán, hanno votato contro il regolamento europeo che ha imposto il divieto progressivo di importazione di gas russo nel 2027. Non si tratta semplicemente della richiesta di una transizione più graduale, ma di volere un ripristino degli acquisti. “Basterebbe che la premier Giorgia Meloni annunciasse che l’Italia ricompra il gas e il petrolio dalla Russia: immediatamente il costo del petrolio si dimezzerebbe”, ha dichiarato poche settimane fa l’eurodeputato M5s Gaetano Pedullà. Ancora più esplicita è stata Chiara Appendino , fino a poco tempo fa vice di Conte, che in una lettera alla Verità, il giornale meno ostile alle ragioni di Putin insieme al Fatto quotidiano, ha scritto: “ Io sono convinta che serva adottare una soluzione pragmatica: riaprire le forniture russe. Una posizione, peraltro, non estranea al M5s, che già a dicembre in Europa ha votato contro il regolamento per lo stop al gas russo”. Nella lettera al quotidiano diretto da Belpietro, la deputata del M5s ha aggiunto che “riaprire quei rubinetti non è sottomissione, è sovranità. E’ una scelta di patriottismo”. Addirittura. Posizioni meno ambivalenti di quelle di Conte che, sebbene filoputiniane, hanno il dono della chiarezza. La questione del gas russo fa emergere tante contraddizioni nel programma del cosiddetto campo largo. Certamente rispetto alla linea di politica estera del Pd – e dei partiti progressisti europei – sugli aiuti militari all’Ucraina contro cui il M5s si batte strenuamente, ma anche rispetto a che tipo di rapporto bisogna avere con la Russia di Putin. L’altra contraddizione riguarda la gamba ambientalista della coalizione, rappresentata da Avs, che sostiene l’abbandono delle fonti fossili come il gas: il leader verde Angelo Bonelli non vuole il gas tout court e men che meno quello di Putin, perché reputa le sanzioni alla Russia non solo giuste ma anche un’occasione per accelerare la transizione verso le rinnovabili seguendo il modello spagnolo. La questione russa non riguarda solo la politica estera, ma anche le politiche di difesa, energetica ed economica. Per costruire un programma minimamente coerente, gli alleati dovranno chiedere a Conte di sciogliere presto la sua ambiguità sul gas russo.
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