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Diego Milito: "Lautaro Martinez al Racing? Ha ancora tanti all'Inter. Chivu è l'uomo giusto. Vi racconto un retroscena prima del Triplete e il rapimento di mio padre" | Collector
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Diego Milito: "Lautaro Martinez al Racing? Ha ancora tanti all'Inter. Chivu è l'uomo giusto. Vi racconto un retroscena prima del Triplete e il rapimento di mio padre"

Diego Milito si apre nel nuovo format originale ideato e condotto da Giorgia Rossi su DAZN Giorgia's Secret . La giornalista, in questo nuovo focus, accompagnerà i grandi protagonisti del mondo del calcio in una lunga chiacchierata, intervista, conversazione che alternerà analisi, ricorsi e grandi racconti intimi, emotivi per un lungo viaggio nel mondo del pallone. Il primo protagonista è proprio El Principe Diego Milito , eroe del Triplete con l' Inter nel 2010: l'attaccante argentino si è raccontato a tutto tondo, parlando del rapporto con il fratello Gabriel, dell'apice della sua carriera in nerazzurro, del Genoa e del legame indissolubile con il Racing . Di seguito, le sue dichiarazioni che riepilogano i momenti più iconici della sua vita e della sua carriera. SOPRANNOME EL PRINCIPE “Il paragone con Francescoli, uno dei miei idoli. E’ motivo d’orgoglio”. LA DOPPIETTA IN FINALE DI CHAMPIONS “Avevo dei grandi compagni, ho avuto la fortuna di segnare quella doppietta. Una vittoria di gruppo e di un grande allenatore, un leader come Josè Mourinho”. LA VIGILIA DELLA FINALE DI CHAMPIONS LEAGUE NEL 2010 “La sera prima della finale c'era grande tensione ma con il clan degli argentini ci siamo raccolti a vedere un film che raccontava delle Islas Malvinas e, vedendo i ragazzi argentini che si erano recati là per dare il loro contributo rischiando la vita, ci siamo gasati in vista della partita col Bayern”. L'ADDIO DI MOURINHO “Lo sapevamo già che poteva partire. Anche per quello, è stato un motivo in più per giocare la finale così. Quella storia doveva finire com’è finita”. IL FRATELLO GABRIEL “Sempre orgoglioso. Siamo cresciuti in due squadre diverse, un gran derby, ma abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto, oltre al campo dove litigavamo sempre. Quel derby contro? Lui mi marcava, ci scontravamo spesso in campo. Abbiamo litigato, ci ha ricordato quando eravamo bambini per strada e litigavamo per il nostro tifo diverso. Chiese il rosso, insultava mia mamma e gli ho ricordato che era anche la sua. Mio padre, dopo che abbiamo continuato a litigare anche in casa, disse basta e ci ha calmato”. L’INFORTUNIO AL GINOCCHIO “Una delle cose più brutte della mia carriera, quando succede ti vengono in mente tante cose. Mi sono reso conto che era grave, mi ricordavo cosa aveva passato mio fratello. Il primo giorno ero distrutto. Poi l’Inter, i tifosi, la gente mi hanno aiutato a lottare per tornare il prima possibile”. IL RAPIMENTO DEL PADRE “E’ difficile da raccontare… Non sai come sta tuo padre, tutte quelle ore, poi in Argentina accadeva spesso… E’ stata dura. Ti cambia tanto la prospettiva di vita”. LAUTARO MARTINEZ E UN POSSIBILE RITORNO AL RACING “Lo conosco bene, si vedeva che era un campione, voleva sempre imparare. Non mi sorprende ciò che ha fatto, sono orgoglioso sia un prodotto del Racing. E’ umile, non dimentica da dov’è venuto. Un ritorno? Non si sa cosa possa accadere. Ha ancora tanti anni da dare all'Inter, ma per lui le porte sono sempre aperte. Lautaro ha esordito in prima squadra al Racing entrando proprio al mio posto: si vedeva subito che era un ragazzo straordinario e con una mentalità eccezionale”. GLI EX COMPAGNI ALLENATORI “Tanti miei compagni erano già allenatori in campo: sicuramente Cristian Chivu è l'uomo giusto per l'Inter, sta facendo molto bene, sapevamo che sarebbe diventato un grande coach. Anche per Cambiasso prevedevamo un futuro simile, è strano non si sia ancora concretizzato. Stankovic si sapeva avrebbe fatto bene da allenatore. Vi assicuro invece che sentiremo ancora tanto parlare di Thiago Motta: è fortissimo e avrà modo di dimostrarlo. Ha commesso qualche errore, ma è giovane e ha dimostrato le sue capacità. Ogni tanto lo sento, gli voglio bene”. MOURINHO “Una persona speciale, lui sa sempre le parole giuste, uno dei migliori che ho avuto come allenatore. Ricordo contro il Genoa, mi chiese se volessi giocare ancora perché non avevo giocato bene. A me pesava quella partita, ma lui se ne rese conto perché aveva quella sensibilità”.

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