Il Foglio
Nella pallavolo le partite che contano sono poche, il resto sono allenamenti. Chiaro, a voler essere un po’ estremi. Però c’è molto di vero in questa massima. E la finale scudetto femminile che da stasera vedrà sfidarsi al meglio delle cinque gare la Prosecco Doc A. Carraro Imoco volley Conegliano e la Numia Vero Volley Milano rientra di certo nella prima categoria. Diventata ormai un classico del campionato femminile, le due squadre si contendono il tricolore per la quarta volta negli ultimi cinque anni, in un faccia a faccia che conta 48 precedenti, dove però lo strapotere delle venete è schiacciante: 41 a 7, tra competizioni italiane e non. Ma come ci sono arrivate, quest’anno, a giocarsi l’ultimo atto di questo campionato post oro mondiale azzurro? In modi molto diversi. Conegliano era partita faticando, faticando molto. Abituata a vincere, proprio a vincere sempre, dico, e detentrice degli ultimi diciotto trofei consecutivi in Italia, non era neanche arrivato Natale che ne aveva già persi due: la Supercoppa contro Milano e il Mondiale per club in cui aveva ceduto a Scandicci. L’inizio della fine? Qualcuno forse ci aveva creduto. Le sirene turche avevano di nuovo suonato per accaparrarsi Daniele Santarelli, già ct della Turchia, ma lui ha giurato che no, nonostante tutto lui resta dov’è, sulla panchina dell’Imoco. Che infatti poi si è portata a casa l’ottava Coppa Italia, ha chiuso la stagione regolarmente davanti a tutti con dieci punti di distacco da Scandicci e Milano. E, come da copione, si è aggiudicata il pass per la Final four di Champions League in programma ad Istanbul il 2 e il 3 maggio. Eppure Milano, che in estate ha perso prima Orro e poi Sylla, potrebbe approfittare proprio di quell’ansia da prestazione che stavolta più di altre potrebbe colpire Conegliano. Sentimento che invece non ha Milano e come ci ha tenuto a precisare Anna Danesi alla vigilia: “In molti pensavano fossimo meno forti dello scorso anno, invece abbiamo vinto la Supercoppa, in semifinale scudetto abbiamo avuto la meglio contro una squadra talentuosissima come Scandicci e ora possiamo giocarcela di nuovo a viso aperto con Conegliano”. Perché se in Veneto – e da nessun’altra parte sarebbe stato possibile – sono stati bravissimi a tenere unito lo spogliatoio grazie solo ad un livello di professionismo altissimo (se solo l’ex presidente Gravina fosse andato a cena con i patron di Conegliano non avrebbe mai pronunciato quella frase), oggi che il tempo sembra aver ristabilito le forze, queste non bastano a fare di Milano la vittima sacrificale. Fosse solo perché da quel lato del campo gioca Paola Egonu. Per capire se la squadra di Lavarini abbia delle reali possibilità di trionfo non tanto in una partita secca – che quello ha già dimostrato di saperlo fare – ma sulla distanza, bisogna però aspettare almeno stasera, quando nella tana delle Pantere si dovrà misurare contro una squadra abituata a vincere, detentrice degli ultimi sette scudetti consecutivi e quindi naturale candidata alla vittoria finale. Perché è quell’attitudine a farcela la caratteristica più difficile da neutralizzare. Chi quei sette scudetti se li è cuciti addosso tutti è la palleggiatrice Asia Wolosz, mani d’oro. “Oggi sembra che inizi un nuovo campionato. Siamo abituate a giocare ogni tre giorni, stavolta invece abbiamo avuto tempo per recuperare e questo è davvero inusuale nella pallavolo. Le finali scudetto mi gasano sempre come fosse la prima volta e sono pronta ad affrontare Milano per l’ennesima volta”. Già, a pallavolo si gioca troppo. Lo dicono tutti. Giocatori e tecnici. Poi nessuno sembra mai voler mettere mano al sistema, però. Sfida nella sfida è quella dei liberi. Perché se Conegliano può contare sulla giocatrice più forte del mondo nel suo ruolo, Monica De Gennaro – che ha detto addio alla Nazionale, ma a Conegliano resta ancora un altro anno – Milano punta tutto sulla sua erede, quell’Eleonora Fersino che in Azzurro prenderà proprio il posto di Moki e che durante la stagione è diventata un punto fermo di Milano, con un gran numero di palloni salvati e di difese impeccabili e che ha chiuso al primo posto per percentuali di ricezioni positive: 43,9 per cento. Anche questo è il fascino della ormai classica Milano-Conegliano, i talenti che possono far girare da una parte o dall’altra le partite. Se le lombarde si affidano principalmente alla potenza e al talento di Paola Egonu, da quest’anno capitano e miglior realizzatrice della regular season (con 564 punti), Conegliano ha dalla sua parte una maggiore forza offensiva complessiva con Haak, Gabi e Zhu. Senza dimenticare l’altra centrale azzurra, Sara Fahr. Quindi è chiaro che per interrompere la striscia di vittorie di Conegliano servirà una prestazione sopra le righe di Milano. Nelle precedenti sfide scudetto si è assistito a tutti gli scenari: lo scorso anno le Pantere hanno regolato Milano in 3 partite, mentre la volta prima, nel 2023, Santarelli pescò un jolly dalla panchina (Alexa Gray) e si portò a casa lo scudetto solo in gara 5. La prima volta invece, anno 2022, le venete vinsero in 4 gare, ma di cui tre finirono al tie break. Tutto può succedere insomma. Compreso che Milano vinca uno scudetto che nella pallavolo non è mai arrivato. Conegliano permettendo.
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