Il Foglio
Hanno rimpacchettato il Casello, evviva. Non è un’installazione, però. Qualcuno lo ricorderà: era il marzo del 2019, allora come oggi eravamo alla vigilia dell’ Art Week (a proposito: a questo giro si va dal 13 al 19 aprile) e l’artista ghanese Ibrahim Mahama – uno che nel 2025 era in cima alla classifica Power 100 della gloriosa ArtReview e che recentemente è stato vittima di un increscioso episodio di violenza da parte della polizia del suo paese – aveva impacchettato con sacchi di juta i caselli daziari di Porta Venezia. Un modo – disse – per guardare a quegli edifici non come a meri monumenti, ma spazi utili, crocevia tra la città e il mondo. “A friend” era il titolo dell’opera realizzata per la Fondazione Trussardi. Ora l’impalcatura è tornata, ma è quella dei lavori in corso per una possibile rinascita. Parliamo del MNAD, il Museo Nazionale d’Arte Digitale. Ce ne siamo accorti quasi per caso, ma la direttrice Maria Paola Borgarino ce lo aveva anticipato: “Questa volta ci siamo, dopo le Olimpiadi il cantiere partirà”. Potremmo ora noiosamente elencare la genesi infelice di questo museo del Mic, la cui super-direzione afferisce ad Angelo Crespi, già dir della Grande Brera: il MNAD ha visto direttori (Ilaria Bonacossa) e progetti (di allestimento) naufragar nel mare della burocrazia. Borgarino pare tener dritta la barra: “Cominciamo con l’adeguamento della struttura, che ha visto un ultimo restauro una ventina d’anni fa. Che cosa ci metteremo? Non vorrei lì gli uffici, mi piacerebbe sfruttare lo spazio per altro. Abbiamo bisogno di renderci visibili”. Non che dal suo arrivo sia stata con le mani in mano: vari i progetti presentati, tra cui quelli sul ledwall all’ingresso di Palazzo Citterio, “vetrina” di arte digitale. Ma non basta: per esistere, un museo ha bisogno di una sede. L’ostacolo più complicato resta la riqualificazione dell’altro ambiente del MNAD, l’ex Albergo Diurno disegnato da Portaluppi (ipogeo e suggestivo ma di complessa riqualificazione). Succedono cose anche al Museo del Novecento. Il Consiglio di Stato ha chiuso la diatriba legale sul raddoppio degli spazi, respingendo il ricorso presentato da una società contro l’aggiudicazione dell’appalto alla ditta prescelta da palazzo Marino. Quindi i lavori nel Secondo Arengario, con le sale per l’arte contemporanea, e l’annunciata passerella progettata dall’architetto Sonia Calzoni, potranno iniziare. Quando? Nessuno si sbottona, ma di certo prima dell’estate. Serviranno poi altri due anni per terminare il tutto. “Nel frattempo, non stiamo fermi”, dice al Foglio il direttore del museo, Gianfranco Maraniello che giusto oggi presenta nuove perle di una collezione “affacciata, anche nel senso letterale del termine perché si vede dalle finestre, verso il contemporaneo”. E’ stata infatti acquisita l’opera ‘salut!hallo!hello!’ di Diego Marcon (41 anni, di Busto Arsizio, uno bravo, entra nel museo grazie alla collezione ACACIA, donata) e anche “Vedere l’aria” del maestro Bruno Munari, mentre è stata riallestita una parte della collezione Spagna Bellora (il gallerista Gianfranco Bellora e la moglie Anna Spagna avevano un occhio speciale per l’arte che mescolava disegno e parola). Novità anche da Banca Generali: riapre la BG Art Gallery, appena arricchita di due nuove acquisizioni, una del talentuoso Jem Perucchini, milanese di origini etiopi, e una del friulano Valerio Nicolai (su prenotazione, solo per l’Art Week: scrivere a prenotazionibgart@wonderproject.it per visitare la sede, nel bel Palazzo Pusterla, in piazza Sant’Alessandro). Succedono cose, tante, anche nell’agenda dell’imminente Design Week. Alcova (il must di stagione: sono i migliori a recuperare spazi in disuso e a rigenerarli) lancia l’ingresso con ticket a pagamento (25 euro) per la mostra ideata nell’Ospedale militare di Baggio e (qui anche con obbligo di prenotazione dell’orario) Villa Pestarini, gioiellino razionalista di Franco Albini, di solito chiusa al pubblico. Si contenderà il fattore esclusività con “Prada Frames”, simposio di tre giorni (19-21 aprile), curato dal raffinato duo artistico Formafantasma: lista top di speaker (Paola Antonelli del MoMa, il curator-star Hans Ulrich Obrist), come “location” nientemeno che la Sacrestia bramantesca di Santa Maria delle Grazie con visita guidata inclusa nel pacchetto (il vero lusso).
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