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Sarà la “Notte bianca degli Archivi” la vera chicca del Salone | Collector
Sarà la “Notte bianca degli Archivi” la vera chicca del Salone
Il Foglio

Sarà la “Notte bianca degli Archivi” la vera chicca del Salone

Visto che bisogna essere ottimisti e il programma della Sessantaquattresima edizione del Salone del Mobile è oggettivamente fantastico – prenotatevi già adesso per la notte bianca del 24 aprile dove potrete visitare gli archivi di Fondazione Fiera e della Bertarelli (yummy), ma anche le case-studio di Achille Castiglioni e Franco Albini, Vico Magistretti e Gio Ponti, Giancarlo Iliprandi e Jacqueline Vodoz fino alla residenza di Gae Aulenti, aperta per la prima volta. La presidente del Salone del Mobile, Maria Porro , con cui ci intratteniamo di prima mattina, tiene subito a sottolineare che, a dispetto del momento difficilissimo e dell’incubo dei trasporti, perché a rischio a causa della guerra in Iran e nonostante la tregua non ci sono solo i voli passeggeri, ma anche i cargo con i pezzi di design da mostrare a Rho-Fiera e la stessa sicurezza personale, le richieste di accredito da parte della stampa internazionale sono “perfino aumentate rispetto allo scorso anno”, mentre gli operatori “si stanno riorganizzando per esserci”. Non tutti. Due espositori, da Dubai e dal Libano, hanno dato forfait. L’incoming del Salone, sostenuto dall’Ice, non pare aver ceduto però in maniera significativa, almeno a oggi. Però, e nonostante i millenovecento espositori annunciati da 32 paesi e i sedici padiglioni esauriti, l’ombra del conflitto attorno allo stretto di Hormuz incombe sulla kermesse in apertura il 21 aprile che, sulla carta e “considerando anche tutti gli investimenti fatti negli ultimi due anni”, avrebbe dovuto sancire non solo la sua predominanza assoluta nel campo del design, ma anche i nuovi rapporti intessuti proprio con i paesi del Golfo, a partire dall’Araba Saudita, dove la richiesta di arredo made in Italy sta aumentando anche per via della forte crescita immobiliare, sia nel privato sia nel contract, cioè nell’hotellerie, real estate, nautica, che, non a caso, rappresenta anche una delle due nuove sezioni del Salone. Dice Porro che “la Cina sta dando segni di ripresa”, dinamica che si nota, non solo come wishful thinking, anche nella moda, che è la ragione per la quale il centro degli interessi dei brand italo-francesi si è concentrato su Shanghai, a partire dall’ultima collezione Margiela, apparentabile all’oreficeria e alla scultura, che ha sfilato una settimana fa, fino alla prossima collezione di Max Mara che verrà presentata a giugno. L’India, eterna promessa mancata del made in Italy nell’abbigliamento, pare invece mostrare “una grande sensibilità” nei confronti del design: lentamente, anche lei, sebbene non ci siano dubbi che le rotte aeree spostate in questi mesi sull’hub di Mumbai e di New Dehli, essendo lo scalo di Dubai più a rischio, accelereranno inevitabilmente questo processo. Che, per certi versi, non è un male. In una mappa geo-commerciale così squilibrata e instabile, riposizionarsi rapidamente è vitale, e le piccole posizioni conquistate potrebbero rivelarsi essenziali, in un futuro equilibrio di pace che si spera prossimo. Per questo, sottolinea la presidente, la nuova strategia, sviluppata con il cda e a fare da filo rosso all’edizione 2026, è un’architettura di contenuti e percorsi espositivi sempre più integrati. La sezione “Raritas. Curated icons, unique objects and outsider pieces”, dove chiunque sia milanese si aspetterebbe di trovare Nina Yashar che infatti c’è con la sua Nilufar, porta invece in fiera, con la curatela di Annalisa Rosso, i nomi più importanti del commercio di design di altissimo pregio e storia riconosciuta, creando quel ponte ideale fra radici e futuro, fra conoscenza dell’industria e percezione della bellezza che Porro ritiene, giustamente, fondamentale: “Non possiamo limitarci a rappresentare il settore”. Bisogna saper cogliere gli spunti, le suggestioni, la manifestazione di interesse dei pubblici più diversi. Ed ecco allora che il grande successo del progetto “City of lights”, iniziato anni fa, che ha visto in mostra prototipi e progetti di lampade e progetti di illuminazione entrati nella storia del design, ha offerto lo spunto per “Common archive” – da notare il senso identitario dell’aggettivo – cioè la notte bianca degli archivi del design, patrocinata da Regione e Comune in collaborazione con la Scuola di Design del Politecnico, per la quale già ci immaginiamo file chilometriche anche per un dettaglio importante, e cioè la curatela degli eredi delle meravigliose case-atelier-museo sparse per Milano e che pochi conoscono. Sarà l’alternativa colta alla deriva marketing oriented del Fuorisalone, avete presente le boutique col vasetto dell’amica in vetrina e il cocktail mirato a vendere le t-shirt. Fra l’altro, continuiamo a non capire perché il Salone in tutti questi anni non abbia mai comprato il marchio, integrandolo.

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