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Ostia tra mare e Tar. Ogni anno la stessa storia: i ricorsi rischiano di far saltare la stagione estiva. Il 2026 non fa eccezione | Collector
Ostia tra mare e Tar. Ogni anno la stessa storia: i ricorsi rischiano di far saltare la stagione estiva. Il 2026 non fa eccezione
Il Foglio

Ostia tra mare e Tar. Ogni anno la stessa storia: i ricorsi rischiano di far saltare la stagione estiva. Il 2026 non fa eccezione

Ogni anno è il solito caos . Uno psicodramma politico e sociale che si replica appena i romani si apprestano a rimettere i piedi in spiaggia, com’è successo nel week-end pasquale e accadrà pure per i prossimi ponti. “Ostia, spiagge tra abusi, permessi e ricorsi: corsa contro il tempo per aprire gli stabilimenti”, titolava qualche giorno fa il Corriere della Sera. “Corsa contro il tempo sui lidi: demolizioni in corso e stagione balneare nel caos”, gli faceva eco Repubblica. Sempre la stessa storia: caos sulle licenze e nuovi bandi che subiscono l’attacco di chi ha perso e fa ricorso. Risultato: all’inizio dell’estate non si sa chi gestirà gli stabilimenti. Sarà difficile però fare peggio del 2025, quando i chioschi dei “cancelli” a Castelporziano sono rimasti chiusi fino al 13 agosto, con i romani che si dovevano portare panini e bibite da casa perché su quel pezzo di litorale non c’era nessuno a venderli. Per non parlare del rischio sicurezza: senza bagnini, se succede qualcosa in mare, chi interviene? Chi poi ha aperto a metà agosto si è dovuto accontentare soltanto dell’incasso di fine stagione. “Al peggio non c’è mai fine. In questi anni abbiamo visto di tutto e di più, con ricorsi e controricorsi, abusi demoliti e ricostruiti, lidi andati a fuoco, minacce della criminalità e chioschi rimasti chiusi. La situazione va avanti a singhiozzo dal 2020. Quest’anno la situazione dovrebbe essere leggermente migliore, ma staremo a vedere…”, osserva Fabio Grilli , giornalista di Roma Today che segue da vicino le vicende del litorale. Tutto parte dalla corretta messa a bando sulle concessioni decisa da Virginia Raggi nel 2020 su 37 stabilimenti e 9 spiagge libere, dove però si presentarono soltanto 13 aziende. Anche per questo motivo il bando qualche mese dopo fu annullato, ma una società ha fatto ricorso, vincendolo, e subentrando così nella gestione del V-Lounge, un lido vip dove sono passati pure Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Da lì altre otto aziende hanno vinto i ricorsi per subentrare ai vecchi gestori. Poi è arrivata la giunta di Roberto Gualtieri, che ha cercato di mettere d’accordo vecchi e nuovi gestori, poiché tutto è in capo all’assessorato al Patrimonio (Tobia Zevi), l’intesa però non si trova e la tarantella riparte. Nel 2024 viene fatto un bando di concessione provvisoria di un anno, mentre nel febbraio 2025 arriva un ultimo bando che prevede la stagione in questione più altre due in proroga, dando così uno spazio temporale di tre anni. Perché questa è la madre di tutte le questioni: i bandi annuali sinonimo di precarietà. Chi glielo fa fare a un imprenditore di partecipare a una gara investendo tempo e denaro per ottenere la concessione per una sola stagione? Quest’anno, dunque, per i vincitori del bando 2025 (di cui un terzo nuovi gestori) dovrebbe scattare la proroga anche per la stagione 2026. A patto però di aver provveduto a sanare gli abusi edilizi, che in teoria non ci dovrebbero essere visto che il Campidoglio dovrebbe aver già controllato. E sta proprio qui l’ultima impasse: se non si rimuovono gli abusi (che spesso riguardano le cabine ma non solo), non partono le concessioni. In tutto ciò, poi, sullo sfondo, c’è anche l’azione della criminalità e ogni tanto qualche stabilimento va a fuoco, com'è accaduto nel 2025 all’ex Faber Village. Ma sulla nuova stagione pende anche la spada di Damocle dei ricorsi: entro il 12 maggio il Tar deve decidere se le 40 concessioni balneari del 2025 per 31 stabilimenti e 9 spiagge libere a fronte di 153 concorrenti sono regolari oppure no. Se il Tar le boccerà, allora sarà di nuovo caos, proprio a ridosso dell’apertura della nuova stagione balneare. Insomma, ogni anno sembra un terno al lotto, con carta che vince e carta che perde. Ma il risultato di questa confusione è che nessun imprenditore, stando così le cose, farà mai progetti e investimenti di lungo periodo. Qualcosa dovrebbe cambiare entro la fine del 2026 con l’arrivo del Piano di utilizzazione degli arenili (Pua), che dovrebbe ridisegnare l’intero litorale. Mentre entro giugno 2027 scatterà in tutto e per tutto la direttiva Bolkestein, secondo cui i bandi dovranno essere trasparenti e senza più proroghe, e rinnovabili per periodi più lunghi (da 3 a 5 anni). Allora finalmente la situazione dovrebbe schiarirsi. Almeno si spera. Nel frattempo si naviga a vista.

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