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"Non cercatele in salotto", il nuovo libro di Silvia Ugolotti | Collector
Quotidiano Libero

"Non cercatele in salotto", il nuovo libro di Silvia Ugolotti

Esploratrici, avventuriere, viaggiatrici: donne che hanno cambiato il mondo", si staglia come un esperimento narrativo di rara densità, capace di fuggire le secche della semplice cronaca biografica per farsi indagine filosofica e politica sul movimento come atto di autodeterminazione. Questo volume, edito da Ediciclo non si limita a rispolverare nomi dimenticati, ma costruisce una vera e propria genealogia dell'inquietudine, dove l'autrice, giornalista e travel writer di lungo corso, riconosce nelle protagoniste le proprie "madri selvatiche" e "antenate instabili". È proprio questa tensione speculare tra chi scrive e chi è scritto a rendere la lettura un'esperienza viscerale, un invito a rimettere in discussione non solo i confini geografici, ma soprattutto quelli domestici e mentali imposti da un copione sociale che vorrebbe la donna confinata in un'attesa passiva. La struttura stessa del libro, che rifiuta la linearità rassicurante della cronologia storica, si articola in tre movimenti tematici quasi musicali — l'Urgenza, la Disobbedienza e la Visione — che permettono di accostare figure lontanissime nel tempo ma unite dalla medesima necessità di scardinare il destino. Ecco che la storia di Jeanne Baret, che alla fine del Settecento circumnavigava il globo travestita da uomo per eludere i divieti di imbarco, risuona con la modernità di Annie Londonderry, che nel 1894 inventava il concetto stesso di personal branding compiendo il giro del mondo in bicicletta. Il viaggio, in questa narrazione, emerge prepotentemente come uno strumento di trasformazione personale e collettiva, un atto identitario dove la libertà viene spesso pagata con il prezzo della solitudine, ma riscattata da una "gioia argentina" e da una fermezza che Ugolotti descrive come rara, paragonando queste donne a creature tropicali immerse in un acquario di pesci rossi. Il testo analizza con estrema lucidità la divergenza tra lo sguardo maschile, storicamente improntato a una narrazione colonialista, eroica e di conquista, e lo sguardo femminile, capace invece di farsi empatico, attento alle sfumature della cultura e della società incontrata lungo la via. In questa galleria di audacia, incontriamo figure come l'alpinista britannica Alison Hargreaves, che ha saputo coniugare la maternità con la sfida estrema, scalando l'Everest senza ossigeno e affrontando la parete Nord dell'Eiger in solitaria mentre era al sesto mese di gravidanza, o la "Regina dell'Artico" Louise Arner Boyd, che ancora a ottantadue anni inseguiva i ghiacci dell'Alaska, dimostrando che la curiosità non conosce senescenza. C’è spazio per la determinazione di Anita Conti, prima donna francese a servire su una nave militare, e per l'audacia di Clärenore Stinnes, pioniera del giro del mondo in automobile, fino al volo leggendario di Amelia Earhart. Eppure, la forza del libro risiede anche in ciò che resta ai margini del racconto principale, come dimostra l'appendice intitolata "Le sconfinate", dove diciannove mini-biografie di viaggiatrici meno note ma altrettanto fondamentali vengono salvate dall'oblio storico. L'opera si conclude con un colpo di ala letterario: una postfazione in cui l'autrice orchestra un dialogo impossibile e futurista tra tutte le protagoniste, immaginate attorno a un tavolo intente a redigere un "Manifesto futurista del viaggio in accelerazione" e un "Programma di propulsione". Questo esercizio di immaginazione non è un semplice vezzo stilistico, ma il culmine di un percorso di empowerment che mira a fornire al lettore non solo una mappa per orientarsi, ma un vero e proprio "dream team" da cui attingere coraggio e metodo. Arricchito dalle illustrazioni a collage di Beppe Conti, che visivamente restituiscono il senso di frammentazione e ricomposizione dell'identità nomade, il libro si configura come un atlante necessario per chiunque senta l'urgenza di scambiare il salotto per la strada e l'ignoto per una nuova forma possibile di sé. Attraverso la bibliografia finale che raccoglie diari, autobiografie e reportage originali, Silvia Ugolotti non chiude il discorso, ma apre infinite altre porte, lasciando che il lettore prosegua il viaggio sulle tracce di chi ha fatto del cammino una grammatica politica e del nomadismo un gesto di assoluta fedeltà a se stesse. È una riflessione densa sul cammino come spazio di negoziazione della propria libertà, dove ogni tappa non è una meta ma un punto di partenza per una nuova consapevolezza, rendendo "Non cercatele in salotto" un volume imprescindibile nel 2026 per chiunque voglia comprendere come il viaggio sia stato, e continui a essere, una delle forme più radicali di resistenza e invenzione del reale.

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