Il Foglio
Domani Forza Italia eleggerà il nuovo capogruppo alla Camera. L'assemblea dei deputati è stata convocata oggi da Paolo Barelli, attuale capogruppo che secondo i piani di rinnovamento di Marina e Pier Silvio Berlusconi dovrebbe lasciare il suo incarico, come ha già fatto Maurizio Gasparri al Senato, sostituito da Stefania Craxi. Proprio oggi Barelli si è recato a Palazzo Chigi, ufficialmente per incontrare alcuni funzionari e discutere di provvedimenti legati alla sanità. A chi si aspettava che rassegnasse le dimissioni ha detto: "Quando sarà il momento dirò che faccio altro, casomai. A me non mi ha dimesso nessuno. Molti hanno parlato di firme, ma le firme non ci sono. Peraltro è pure brutto, un fatto pratico, materiale, però questo è il dato reale. Chiaramente - ha aggiunto - non è che mi pagano per fare il capogruppo. Detto questo, adesso si ragionerà, si parlerà, e chiaramente il riferimento mio è il gruppo, non è l'esterno. Io sono eletto capogruppo dai componenti del gruppo, che erano 44 e adesso sono 54". Parlando dei deputati, Barelli dice che stato "un lavoro di successo, e io onestamente, credo di averlo rappresentato in maniera positiva. Dopodiché non è sono cose a vita queste, non è che c'è il reame per cui il re deve rimanere a vita, no? Il re fa altre cose". Rispondendo a chi gli domandava se la famiglia Berlusconi stesse guidando positivamente il partito, il capogruppo ha detto: "Normalmente i partiti si guidano dall'interno" , i figli di Berlusconi "hanno un affetto scontato per il partito, che è carne della loro carne, frutto del lavoro del grande padre, quindi è ovvio che si interessino. Dopodiché c'è la quotidianità, e bisogna starci dentro". Una stoccata neanche troppo velata. Il suo nome è finito del calderone della resa dei conti nel partito già due settimane fa, negli stessi giorni in cui 14 senatori su un totale di 20, tra cui anche i ministri Paolo Zangrillo ed Elisabetta Casellati, hanno chiesto a Gasparri di lasciare l'incarico. Per Tajani il capogruppo a Montecitorio aveva rappresentato, fino a questo momento, una trincea che non poteva essere abbandonata: il presidente della Federazione Italia nuoto non è solo un fedelissimo del segretario: tra i due il legame è persino familiare (la figlia di Tajani, Flaminia, e il figlio di Barelli, Gianpaolo, sono sposati). Ed è per questo motivo che il vicepremier, prima di incontrare Marina B. venerdì, aveva avuto un colloquio con l'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio di Silvio Berlusconi Gianni Letta, proprio per capire quali fossero gli umori della famiglia del Cav. Per Barelli si era pensato a un futuro da sottosegretario o da viceministro, ma ricoprire questo ruolo significherebbe lasciare la presidenza della Federazione italiana nuoto, incarico che ricopre dall'inizio degli anni Duemila. "Ho letto che Barelli chiede ministeri, ma i vostri informatori vi hanno informato male, perché Barelli non ha chiesto niente, non ha assolutamente chiesto nulla, non c'è bisogno di nulla. E sta nel centrodestra saldo, e diffida in chi magari prevede soluzioni diverse e basta", è il commento dello stesso capogruppo. Quale che sia la conclusione, in Forza Italia l'aria è frizzante. Le quattro ore di incontro a Cologno Monzese tra Tajani, Marina e Pier Silvio (e con la presenza di Gianni Letta e Danilo Pellegrino, amministratore delegato di Fininvest), "si sono svolte in un clima di grande cordialità e amicizia" secondo i resoconti ufficiali. In realtà non hanno risolto tutta una serie di divergenze di fondo, dalle rivolte dei territori verso l’ipotesi dei congressi - su cui ha spinto molto Tajani subito dopo la sconfitta al referendum - fino al nome, appunto, che dovrebbe sostituire Barelli alla Camera. Il segretario di Forza Italia si è presentato all’appuntamento con una rosa di nomi, dal portavoce nazionale Raffaele Nevi al deputato Alessandro Battilocchio, che sarebbero stati considerati subito poco inclini a una reale immagine di cambiamento . E visto che i “preferiti” dei Berlusconi, dal vicepresidente della Camera Giorgio Mulè a Deborah Bergamini, non sono stati neppure avanzati da Tajani, la risposta, in sintesi, è stata: “Allora se la veda il gruppo”. In quelle ore prendeva forza il nome di Enrico Costa , considerato una figura di compromesso, con tanto di consultazioni con i deputati forzisti per capire se avesse il sostegno della maggioranza o meno, visto che alle ultime politiche non è nemmeno stato eletto nelle file di FI (era in Azione). Parlando di Costa, dopo essere uscito da Palazzo Chigi Barelli ha rivendicato che lui "è uno dei dieci che è venuto grazie anche al lavoro mio, sono io che l'ho fatto vicepresidente della commissione Giustizia. Lui è uno molto specializzato su questa materia, è una brava persona, un amico".
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