IL TEMPO
Un botta e risposta senza precedenti. Da un lato l'attacco a Papa Leone XIV del presidente Usa Donald Trump, dall'altro la ferma risposta del Pontefice. La scintilla è scattata nella notte italiana tra domenica e lunedì, quando Trump sul suo social Truth ha scritto che "Papa Leone è debole in materia di criminalità e pessimo in politica estera". Il tycoon ha poi rivendicato di aver avuto un ruolo nell'elezione del cardinale Prevost al soglio pontificio: "Dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno" che la sua elezione "è stata una sorpresa sconvolgente. Non era in lizza per diventare papa, ed è stato messo lì dalla Chiesa solo perché era americano, e pensavano che questo fosse il modo migliore per gestire il presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano". Nonostante le numerose reazioni di sdegno e a difesa di Prevost provenienti da tutto il mondo, il presidente Usa è rimasto fermo sulle sue posizioni. "Non mi scuso" con Papa Leone, "ha detto cose sbagliate ed è contrario a quello che sto facendo in Iran", ha rimarcato parlando alla Casa Bianca. Dall'aereo che lo ha portato in Algeria per il suo terzo viaggio apostolico, Papa Leone, sollecitato dai giornalisti, ha risposto in maniera ferma: "Io non ho paura dell'Amministrazione di Trump. Continuerò a parlare a voce alta del messaggio del Vangelo, quello per cui la Chiesa lavora". "Io non guardo al mio ruolo come a un politico, non sono un politico, io non voglio entrare in un dibattito con lui", ha sottolineato il Pontefice, "non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo. Io continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace, promuovendo il dialogo e il multilateralismo con gli Stati per cercare soluzioni ai problemi. Troppa gente sta soffrendo oggi, troppi innocenti sono stati uccisi e credo che qualcuno debba alzarsi e dire che c'è una via migliore". Sempre su Truth Trump ha pubblicato anche un'immagine generata con l'intelligenza artificiale in cui appariva come Gesù, che mostrava il tycoon con indosso vesti religiose e la mano posata sulla testa di un uomo malato, circondato dai suoi seguaci, da una bandiera americana e dalla Statua della Libertà. Dopo la pubblicazione del post il presidente Usa è stato criticato da diversi ambienti religiosi, comprese figure di spicco della Chiesa cattolica e degli Evangelici, e dai suoi stessi sostenitori, che chiedevano la rimozione dell'immagine, giudicata blasfema. Azioni arrivate al termine di una settimana in cui il Papa, senza troppi giri di parole, ha condannato ogni azione di guerra. Uno dei momenti chiave martedì scorso, quando il Pontefice aveva definito "inaccettabili" le minacce di Trump all'Iran "un'intera civiltà morirà". Dopo l'attacco del tycoon, i vescovi Usa, con una nota firmata dal presidente della conferenza episcopale, l'arcivescovo Paul S. Coakley, ha definito "denigratorie" le parole usate da Trump verso il Pontefice. Ferma anche la risposta della Cei, Conferenza episcopale italiana, che ha espresso "rammarico" per le parole di Trump sottolineando che "Le Chiese che sono in Italia rinnovano al Santo Padre vicinanza, affetto e preghiera, auspicando da parte di tutti rispetto per la sua persona e per il suo ministero".
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