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Come interrompere la spirale d'odio in Medio Oriente | Collector
Come interrompere la spirale d'odio in Medio Oriente
Il Foglio

Come interrompere la spirale d'odio in Medio Oriente

Per noi tutti uomini dell’occidente, è stato sconvolgente avere a che fare con la questione dell’ebraismo e del sionismo , tanto con la condizione degli ebrei in Italia e dappertutto quanto con la loro volontà di essere cittadini di uno stato ebraico detto Israele . Parlo per noi che ancora al liceo non sapevamo bene chi fossero gli ebrei e che più tardi stentavamo a capire com’è che Israele fosse circondato e combattuto da tutte le parti. Mi ci volle del tempo a capire . Fatto è che quando, il 3 febbraio 2015, non lontano dalla mia casa romana, un bambinetto ebreo di due anni che stava uscendo da scuola venne ucciso in un agguato di miserabili terroristi, mi precipitai alla Sinagoga di Roma a dire il mio dolore, che il loro lutto era anche il mio. E senza dire che a cento metri da casa mia ci sono adesso le pietre di inciampo che segnalano la sorte di un’intera famiglia ebraica che alla mattina del 16 ottobre 1943 venne razziata nel ghetto di Roma e condotta alla morte in Germania. Gli anni sono passati e qualche giorno fa in molti siamo rimasti allibiti che nel preciso momento in cui veniva firmata una tregua tra gli Stati Uniti , Israele e quel selvaggio Iran dove ogni giorno impiccano ragazzi di 20 anni, allibiti che in quel preciso momento gli aerei dello stato ebraico scendessero in picchiata a travolgere non solo le tane dove si nascondono i terroristi di Hezbollah e bensì interi quartieri civili del Libano meridionale . Tanto che adesso siamo arrivati al punto che in molti in Italia chiedono la fine del gemellaggio tra Milano e Tel Aviv, ossia la città più europea di tutte, la città che più di tutte le altre rappresenta il riparo che gli ebrei di tutto il mondo si sono scelti per vivere ed esistere. La città in cui ognuno di noi palpitava nel percorrerne le strade le volte che ci si è trovato. Rompere il gemellaggio tra quella città e la nostra Milano, ma può esistere bestemmia più grande, più ignobile? E non finisce lì . Proprio in questi giorni il governo israeliano ha deciso di accaparrarsi un ulteriore numero di “insediamenti” in Cisgiordania, la terra che appartiene indubbiamente ai palestinesi che ci vivono a milioni. Ci andranno ad abitare i “coloni” ebrei in quegli insediamenti, e sono i leader di quei coloni che fiancheggiano Netanyhau – il cui fratello è morto trentenne nell' operazione “Entebbe” , l’azione eroica del 4 luglio 1976 volta a liberare un bel numero di ebrei presi in ostaggio da quattro canaglie di cui due tedeschi e due palestinesi – nella sua politica di aggressione ripetuta e continua contro i palestinesi che si trova tutt’attorno, ivi compresi quelli che hanno niente a che vedere con il terrorismo antisemita. Se nel momento in cui viviamo c’è una sorta di Terza Guerra Mondiale “a pezzetti” , è indubbio che una buona parte di quella guerra si combatte tutt’attorno a Israele. Un medico libanese che sta dentro al putiferio di bombe che scoppiano e di arti umani tranciati dal corpo l’ha raccontata così: “I medici lavorano senza sosta, cercando di stare dietro a qualcosa che non si ferma mai. Alcuni colleghi libanesi dormono in macchina, non hanno dove altro andare, e il giorno dopo tornano a lavorare. Le persone con cui lavoro – colleghi libanesi, pazienti, famiglie – nei rifugi portano tutto questo nel corpo. Lo porto anch’io. La mia gamba si muove da sola sul materasso, un tremore che non riesco a fermare. Si chiama ‘risposta adattiva’, il sistema nervoso si sregola prima che la mente elabori. Il corpo reagisce prima della mente ”. Né chi in Israele dà gli ordini ha l’aria di voler deflettere, di voler misurare le risposte giuste da dare al terrorismo sia libanese sia di altro genere. Tutto il contrario. Quei ceffi della destra israeliana avevano l’aria imbambolata di gioia quando è stata decisa la pena di morte per i terroristi palestinesi colti sul fatto. Non che quei terroristi meritino umana compassione, ma a questo modo la catena della violenza che genera altra violenza non si interromperà mai in quell’angolo una volta sacro del mondo . Mai.

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