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La rivoluzione inglese del 1688-89 | Collector
La rivoluzione inglese del 1688-89
Il Foglio

La rivoluzione inglese del 1688-89

Dopo Il profilo di Tocqueville di Vittorio de Caprariis, esce nell’elegante collana “I problemi della libertà” diretta da Gaetano Quagliariello e Maurizio Griffo un altro prezioso volume. Si tratta de " La rivoluzione inglese del 1688-89 ", a cura e con introduzione dello storico ora direttore della School of Government dell’Università Luiss. Pubblicato in occasione del duecentocinquantesimo anniversario della Gloriosa Rivoluzione, il volume venne tradotto già due anni dopo da Cesare Pavese per l’editore Einaudi. L’autore, George Macaulay Trevelyan (1876-1962), è stato tra i più importanti storici inglesi del secolo passato, erede di una famiglia votata a tale mestiere: figlio dello storico Sir George Otto Trevelyan, nonché pronipote di Thomas Babington Macaulay. Nominato tra l’altro da Winston Churchill rettore del Trinity College di Cambridge nel 1940, incarico che mantenne fino al 1951, George Macaulay Trevelyan fu un militante whig: una sensibilità, più che un’ideologia o l’adesione a un partito, caratterizzata dalla fiducia nel progresso e nella razionalità umana, dalla dedizione al sistema costituzionale parlamentare e dalla fede nella libertà. In quest’ottica, anche la storia riveste un ruolo di primo piano: quella cioè di educare la popolazione, piuttosto che rinchiudersi nella torre d’avorio dello specialismo elitario-oligarchico. Il libro del 1938 è stato definito un “capolavoro in miniatura”. E questo perché, oltre alla chiarezza espositiva, l’autore ha il merito di condensare in poche pagine una vicenda cruciale per il suo paese e il mondo libero. Più che “gloriosa” Macaulay Trevelyan preferisce considerarla “rivoluzione del buon senso”: “Un’epoca eroica pone delle questioni – scrive infatti – ma ci vuole un’epoca di buon senso per risolverle”. A differenza della Rivoluzione francese, quella inglese non rovesciò un regime, con spargimenti di sangue, per crearne uno nuovo e magari ancor più opprimente: al contrario, essa unì Whig e Tories contro i soprusi di Giacomo II e all’insegna della conservazione della libertà. “La più conservatrice delle rivoluzioni che conosca la storia, fu anche la più liberale”, scrive il curatore. La Rivoluzione ribadì insomma la riduzione del potere del re, la supremazia del Parlamento e del diritto, l’indipendenza dei giudici e la salvaguardia della libertà individuale. Non fu dunque la rivolta di una parte della nazione: piuttosto, “servì a proteggere dalle aggressioni del potere le libertà dei singoli inglesi”. George Macaulay Trevelyan La rivoluzione inglese del 1688-89 Rubbettino, 172 pp., 15 euro

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