Il Foglio
Ci si trova spesso a rimproverare alla nostra produzione culturale, sia essa letteraria che audiovisiva, una certa vigliaccheria nell’affrontare i nodi più problematici sia del nostro passato che del nostro presente. Intraprendenza e coraggio non mancano sicuramente a Francesco Pecoraro che con quest’ultimo pannello, tutto proteso su questi nostri anni “post-post-Covid” , sembra arrivare a una sorta di compimento del suo percorso di scrittore. Protagonisti di questo libro non sono dei personaggi ma un luogo e i suoi abitanti, ascrivibili almeno tradizionalmente all’alveo della medio-alta borghesia della capitale. Epicentro è infatti il quartiere Prati di Roma, dove il narratore torna a vivere dopo tanti anni trascorsi nella cintura leggermente più esterna, quella raccontata in libri come " Lo stradone ". Ribattezzato “ipotassi cetomedioide” dove a contare è quest’ultima parola, indica quello che un tempo era il luogo in cui vivevano e lavoravano avvocati, notai, dirigenti Rai e oggi è abitato perlopiù da vecchi in là con gli anni, per questo il proverbiale silenzio è spesso rotto dalle ambulanze ferme sotto un portone in attesa di caricare qualche anziano sofferente. Tanti anni dopo è dunque inevitabile notare come il rinomato negozio di articoli sportivi si sia trasformato in una clinica per cellulari, mentre resiste incredibilmente il vecchio negozio di scarpe dove da bambino il narratore veniva portato a comprare “scarpe da quattro soldi” e ora vi ritorna per pantofole da salotto, ottime per i lunghi periodi trascorsi a casa ad oziare scorrendo sul pc vecchi modelli di aerei Mustang propinati dall’intelligenza artificiale “di governo”. L’elemento grottesco, surreale del ruminante ottuagenario che osserva, giudica, disseziona, si accresce infatti con l’innesto di situazioni appartenenti fino a pochi anni fa al campo semantico della fantascienza distopica, ma che ora percepiamo solo per una frazione di tempo minimale non presenti, non ancora almeno. La pandemia da Covid 23, la piattaforma dei droni per la consegna dei pacchi posizionata sulla finestra di casa, i pesci scorpione che “hanno preso il posto degli scorfani” sono elementi che sembrano consequenziali al nostro tempo, occorre soltanto aspettare che si manifestino realmente, da un giorno all’altro. La catastrofe è già avvenuta, senza alcun fragore. Nessuno scoppio tremendo è stato avvertito, nessuna Armageddon. Un passo alla volta, tutto è avvenuto sotto i nostri occhi di cittadini-spettatori increduli eppure oramai avvezzi a tutto, gettati a vivere in questi anni fluidi, “trascinati verso la realizzazione concreta delle peggiori distopie fin qui immaginate”. Francesco Pecoraro La fine del mondo Ponte alle grazie, 368 pp., 20 euro
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