Il Foglio
Sono arrivati prima gli uomini dei programmi. Un modo di comportarsi molto italiano, molto politico. La corsa alla presidenza della Federcalcio comincia dai nomi e non dai dossier . Malagò contro Abete. Il vecchio contro l’ancora più vecchio, anche se nello sport italiano nessuno sembra essere mai abbastanza vecchio da tirarsi da parte. Comanda l’esperienza, mettiamola così e quei due ne hanno davvero tanta dietro le spalle. Malagò è uscito tra gli applausi dall’organizzazione di Milano-Cortina 2026 , il suo discorso inaugurale in quindici lingue ha lasciato il segno. Verrebbe da chiedere a tutti e due chi glielo ha fatto fare anche questa volta. Potrebbero godersi la barca e la vita, invece sono qui a contare i voti. Giovanni Malagò non ha ancora firmato il bilancio definitivo di Milano-Cortina ed è già tornato in pista. “La paura della solitudine”, commenta qualcuno. Lo hanno tirato per la giacca e lui chiedeva solo quello, di avere una nuova sfida da affrontare per non essere costretto a lavorare sul serio in azienda, anche se vendere Ferrari non è il lavoro più brutto del mondo. Un’impresa l’ha già fatta: è riuscito a compattare l’organismo più litigioso del mondo, la Lega di Serie A . Un consesso che negli ultimi 16 anni ha avuto cinque presidenti, quattro commissari e un reggente, si è trovato in una stanza e in poche ore ha prodotto una maggioranza quasi assoluta: 18 voti (poi diventati 19) su 20 hanno detto sì a Malagò. Qualcuno si è lamentato per i metodi, per la raccolta dei voti al di fuori di ogni procedura, ma alla fine la Serie A ha indicato il suo uomo. “Vedere una tale compattezza in un mondo storicamente litigioso è un fatto impressionante; senza questo livello di fiducia avrei già declinato – ha detto al podcast di Hoara Borselli – . Credo che mi venga riconosciuta credibilità e affidabilità. Nei momenti complicati serve qualcuno che sia considerato efficace e capace di tenere la barra dritta”. Solo Malagò poteva riuscirci senza neppure dover presentare uno straccio di programma. Qualche idea buttata lì con quei dirigenti che conosce da una vita. Ripristino del decreto Crescita, ricavi dal betting e sgravi fiscali per gli investimenti sui vivai. La Serie A chiede soldi e lui fa capire che lavorerà per quello. Anche se non sarà semplice. Contro di lui non c’è solo Abete (candidato della Lega Dilettanti), c’è soprattutto la politica che aveva cacciato Malagò dal Coni e ora rischia di vederselo tornare dalla finestra della Figc. Il voto contrario della Lazio di Claudio Lotito, senatore di Forza Italia, può essere letto anche in questo senso, nonostante un altro senatore dello stesso partito, il giorno prima avesse dichiarato di ritenere Malagò “il miglior presidente della Figc possibile, e non solo come espressione della Lega di A”. Insomma, più che la politica in questo caso centra il solito lotitismo. La politica centra e ci entra con il ministro Abodi che proprio ieri ha detto: “Io sono in ascolto anche di quello che diranno le altre componenti, ma ripeto non soltanto in termini di designazione delle persone, ma definizione dei programmi e della loro compatibilità, perché ognuno ha un buon programma, peccato che siamo in un sistema e se gli interessi individuali non trovano sintonia in quelli complessivi, le cose che devono succedere non succedono”. Se il calcio non è riuscito a cambiare con un presidente eletto con il 98,7 per cento dei voti , come potrebbe farlo con una componente schierata contro l’altra? Abete ha fatto un passo avanti per andare a vedere le carte e capire i programmi. Lui ha un pacchetto di voti importante (il 34 per cento) ma sa anche che l’opinione pubblica non lo accoglierebbe bene. “Si è partiti male, non dai contenuti ma dalle persone – ha dichiarato – Logica avrebbe voluto che ci fosse un incontro tra le componenti per vedere i problemi sul tappeto e vedere come affrontarli”. La sua sembra più una manovra di sbarramento, magari orientata a produrre un’impasse elettorale (meno del 51 per cento alla terza votazione del 22 giugno) e quindi un commissariamento per affrontare le riforme (Carlo Mornati il candidato). Il nuovo presidente dovrà avere un rapporto stretto con la politica perché senza il suo aiuto sarebbe impossibile riformare il calcio . Malagò, che è bravissimo a tessere rapporti con chiunque su quel fronte, ha ancora troppi avversari. Però una cosa è certa: se le urne eleggeranno lui o Abete non ci potrà essere nessuno a impedirlo. Ci provarono con Tavecchio, ma senza successo. E i calciatori? L’associazione (20 per cento dei voti) attende per esprimersi. Albertini, Maldini, Del Piero? Per ora aspettano anche loro, inutile bruciarsi così in fretta. Perché c’è anche chi sostiene che ci sia stata troppa fretta nell’indicare Malagò, quasi che qualcuno lo volesse bruciare. Nelle stanze che portano a via Allegri bisogna fare attenzione a ogni ombra. Anche alla tua.
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