IL TEMPO
È notizia di ieri che la procura di Roma contesta anche il reato di tortura nel fascicolo avviato dopo gli esposti presentati dagli attivisti e parlamentari italiani che si trovavano a bordo delle navi della Global Sumud Flotilla, fermati lo scorso ottobre in prossimità della costa di Gaza dalle forze israeliane e poi rimpatriati. Attualmente la denuncia è stata formulata contro ignoti. I pm titolari dell'indagine hanno ascoltato nei mesi scorsi i partecipanti alla missione per ricostruire sia la fase della navigazione, con i presunti e attacchi dei droni, sia quella successiva dell'abbordaggio da parte delle forze israeliane e del trattenimento fino al rimpatrio in Italia. Ora i magistrati italiani sarebbero dunque pronti a inoltrare una richiesta di rogatoria a Israele. Il nuovo reato contestato dalla procura si aggiunge ad un altro, e cioè quello di rapina ai danni dei naviganti, consistente nella sottrazione dei cellulari e di alcuni beni dell'equipaggio. Tutta la vicenda è partita dagli esposti presentati dai legali della Flotilla una volta terminata, senza grande successo, la "missione umanitaria" galleggiante che avrebbe voluto nientemeno che portare la pace a Gaza e forzare il blocco imposto da Israele. La traversata, però, non finì benissimo: dopo infiniti avvertimenti da parte delle forze israeliane, sfiancanti polemiche politiche e l'impegno del governo italiano nel garantire, nonostante tutto, la sicurezza delle imbarcazioni (con tanto di nave militare a scortare la missione), i capitani coraggiosi avevano comunque deciso di proseguire nel loro intento. Fino ad arrivare alle acque territoriale di Israele. A quel punto, l'autorità di Tel Aviv non aveva avuto scelta, vedendosi costretta ad intervenire, bloccando le imbarcazioni, sequestrandole e trasportando i membri dell'equipaggio a terra.