Il Foglio
Manca praticamente solo Trump nell’elenco infinito degli indagati stilato dalla procura di Gela per la frana che il 25 gennaio scorso ha devastato Niscemi, paese in provincia di Caltanissetta, causando circa 1.500 sfollati. I pm hanno infatti contestato a tredici persone, tra cui i quattro governatori siciliani dal 2010 a oggi (Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci, ora ministro della Protezione civile, e Renato Schifani, attualmente in carica), e i vertici della Protezione civile regionale degli ultimi 16 anni, il reato di disastro colposo e danneggiamento a causa di frana. Per la procura, guidata da Salvatore Vella, gli indagati non avrebbero realizzato le opere previste “per mitigare il rischio che la frana del 2026 ha visto, invece, realizzarsi”, anche con riguardo al “mancato mantenimento dei sistemi di monitoraggio che erano stati previsti inizialmente e che erano a tutela delle popolazioni interessate”. Saranno i giudici a valutare la fondatezza delle accuse. A colpire è comunque l’ampiezza dell’indagine condotta dalla procura gelese, che è arrivata a prendere in esame gli eventi accaduti a Niscemi dal 1997 a oggi e a indagare i presidenti di Regione degli ultimi sedici anni. “Ripongo massima fiducia nel lavoro della magistratura, convinto che accerterà i fatti in tempi brevi. Affronto questa situazione con tranquillità, consapevole di aver sempre operato con correttezza e senso delle istituzioni”, ha commentato Schifani. Crocetta ha invece fatto sapere che nei suoi cinque anni a Palazzo d’Orleans nessuno l’ha informato della situazione a Niscemi. “Se non si è a conoscenza di un fatto come è possibile essere ritenuto omissivo?”, si è chiesto. Domanda che si porrà con evidenza anche attorno alle condotte di Lombardo, Musumeci e Schifani. La sensazione, infatti, è che i pm abbiano usato il metodo della pesca a strascico.
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