Il Foglio
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è arrivato a Roma ed è la squadra che ha portato con sé e che lo sta accompagnando nei paesi europei a indicare le ragioni del suo viaggio. Zelensky si è fermato in Italia dopo essere stato in Germania e in Norvegia, dove ha siglato accordi di difesa e dichiarazioni per approfondire la cooperazione militare anche sulla produzione di droni. Il presidente ucraino ha portato con sé, fra gli altri, Rustem Umerov, ex ministro della Difesa oggi capo negoziatore di Kyiv che si occupa dei contatti con gli americani ma viene da un lungo periodo nei paesi del Golfo; il ministro degli Esteri Andri Sybiha; il vicecapo dell’Ufficio della presidenza Serhii Kyslytsya; il colonnello Pavlo Palisa e Alexander Kamyshin, ex ministro delle Industrie strategiche e oggi principale consigliere di Zelensky per l’implementazione dell’arsenale di Kyiv, è stato lui, assieme al ministro Fedorov a rivoluzionare la produzione di armi. La composizione della squadra racconta che il presidente ucraino è venuto a parlare di guerra in casa e in medio oriente, di relazioni con gli americani e anche di cooperazione militare. Il progetto di Kyiv è rafforzare la propria difesa aerea e avviare accordi di droni in vari paesi europei, inclusa l’Italia. Entro la fine dell’anno, Kamyshin, che si occupa di prendere contatti per l’apertura di fabbriche per coprodurre armi in giro per il mondo, punta ad aprire almeno dieci stabilimenti in tutta Europa, l’Italia non è nella lista, ma l’intenzione di avviare un accordo sui droni con Roma c’è e restano soltanto i dettagli da studiare. “Oggi abbiamo parlato di come rafforzare la nostra cooperazione in materia di difesa, l’Italia è particolarmente interessata a sviluppare la cooperazione congiunta di droni, un settore in cui l’Ucraina è diventata leader”, ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L’Ucraina offre un accordo di sicurezza per combinare le sue esperienze di guerra attiva contro la Russia e la capacità dei suoi alleati. Accordare insieme gli elementi può portare alla creazione di nuovi sistemi di difesa globali e integrati. Sono anni che Kyiv investe nei droni. Ha inventato droni per qualsiasi esigenza, spesso per ridurre gli uomini da mandare al fronte e mitigare l’impatto economico che sarebbe disastroso se, per respingere gli attacchi di Mosca, avesse usato i sistemi di difesa aerea convenzionali. La guerra in medio oriente ha però accelerato la riconoscibilità dell’Ucraina come potenza in grado di inventare e produrre nuove strategie di difesa. Zelensky è stato il primo leader europeo ad andare a visitare i paesi del Golfo che sotto gli attacchi dell’Iran avevano chiesto aiuto all’Ucraina. Il presidente ucraino ha mandato i suoi esperti che hanno aiutato a intercettare i droni Shahed di Teheran e ha firmato con paesi quali l’Arabia Saudita, gli Emirati e il Qatar accordi decennali: armi in cambio di forniture energetiche. Dall’inizio della guerra in Iran, la statura militare dell’Ucraina sembra cresciuta anche agli occhi dei paesi europei, è parso chiaro che Kyiv non chiede, Kyiv dà per avere in cambio accordi economici e sistemi di difesa che non vengono prodotti nelle fabbriche ucraine, come i Patriot o i Samp/T. Il colloquio fra Meloni e Zelensky è stato breve e, quando sono usciti per rilasciare dichiarazioni alla stampa, i due sembravano più simili di altre volte. Per Meloni la solidarietà con l’Ucraina non è mai stata in discussione, ma finora la presidente del Consiglio era il ponte verso gli Stati Uniti. Zelensky non si è mai illuso che qualche ponte potesse funzionare per avere un accesso agevolato alla Casa Bianca, ma ieri, dopo le critiche di Trump a Meloni, i due sembravano capirsi meglio. Il presidente ucraino è stato il primo a volare nel Golfo per parlare anche di energia. Meloni lo ha seguito a distanza di una settimana.
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