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Quando avete paura di morire di trumpismo, ascoltate Carney e Stubb | Collector
Quando avete paura di morire di trumpismo, ascoltate Carney e Stubb
Il Foglio

Quando avete paura di morire di trumpismo, ascoltate Carney e Stubb

Mark e io ci sentiamo quasi tutti giorni, a volte parliamo di hockey, altre dei Toronto Blue Jays, ma per lo più parliamo della Nato, dell’Ucraina, dell’Iran”, ha detto il presidente finlandese, Alex Stubb , con indosso la divisa degli Ottawa Change e la mazza da hockey in mano, sul campo di ghiaccio. Di fianco a lui Mark – Mark Carney, premier canadese – vestito allo stesso modo, annuiva, e ha aggiunto: “Prima dobbiamo lavorare sul mio tiro di rovescio, poi ci mettiamo a risolvere i problemi del mondo”. Stubb – che è in Canada per la sua prima visita ufficiale – e Carney sono quasi coetanei, sono nati sullo stesso parallelo, il 60esimo a nord, a 6.500 chilometri di distanza, sono entrambi sportivi (il presidente finlandese si è ritrovato con il nomignolo di “suggeritore di Trump” perché era andato a giocare a golf con il presidente americano, in Florida), guidano due paesi con vicini ingombranti , la Russia aggressiva da sempre e l’America ostile da quando c’è Donald Trump , parlano di continuo del nuovo assetto che sta prendendo il mondo, lo fanno tra di loro, lo fanno in pubblico, citandosi, in un dialogo illuminante che è food of thought per tutti gli altri, i paesi piccoli e quelli medi che si ritrovano a doversi ripensare e unire ora che le alleanza di sempre sono crollate. La nostalgia è bandita, la nostalgia non è una strategia, ha detto Carney nel suo famoso discorso a Davos: il mondo come lo conoscevamo è finito , ma è inutile star qui a piangere, bisogna costruirne uno nuovo, diverso, in cui le medie potenze fanno blocco, fanno luce, fanno leadership. “Smettete di invocare l’ordine internazionale basato sulle regole come se funzionasse ancora – aveva detto Carney, applauditissimo – Chiamatelo con il suo vero nome: un sistema i cui si è intensificata la rivalità tra le grandi potenze, in cui i più potenti perseguono i propri interessi, usando l’integrazione economica come coercizione”. Ed ecco la citazione di Stubb, la soluzione di Stubb: “Il nostro nuovo approccio si basa su ciò che il presidente della Finlandia ha definito ‘realismo basato sui valori’”, il cuore del saggio “Il triangolo del potere” (in Italia edito da Marsilio), dove Stubb riflette su un nuovo ordine globale, nel quale restare fedeli ai propri valori mentre si cerca la sicurezza, il benessere, la pace . Il presidente finlandese, custode del rigore felice del suo paese sintetizzato nel termine “ sisu ”, che vuol dire forza di volontà e perseveranza (quest’ultimo termine molto caro a Carney), non vuole svilire il ruolo della Nato, il suo paese è appena entrato nell’Alleanza, dopo l’aggressione russa all’Ucraina, aggiungendo mille e più chilometri a quel confine profondo e pericoloso che divide la Nato dalla Russia, ma si rende conto che così com’è l’occidente, il ponte transatlantico non funzionano più . Vanno costruite alleanze nuove, partnership, intese, sintonie, perché, come dice Carney, “le superpotenze hanno il potere, ma anche noi abbiamo qualcosa – la capacità di smettere di fingere, di dare un nome alla realtà, di rafforzare la nostra forza in casa e di agire insieme”. Realismo e valori si mescolano in una formula nuova che questi due leader sessantenni, sportivi, energici, con lo sguardo alto, stanno proponendo al resto del mondo, e se la si associa alla tessitura militare e ingegnosa del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky , si può essere legittimamente speranzosi: non moriremo di trumpismo.

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